Invia a un amico










Inviare

Si è conclusa la seconda settimana di Tour de France 2016. E forse, secondo alcuni, si è concluso proprio il Tour de France 2016. Ucciso da Chris, l’anoressico, Froome, cui è bastato poco per riuscirci: uno scatto in discesa dal Peyersourd la prima settimana, una corsetta su per i monti e una cronometro perfetta la seconda. Il bello è che lui credeva invece di averlo perso proprio sul Mont Ventuox. Dove è caduto, vittima di un incauto spettatore e di una moto, si è alzato e si è messo a correre impazzito. Proprio come Forrest Gump: senza meta reale. Cose mai viste.
Insomma, ha già vinto Chris Froome anche questo Tour de France? Sarà così? Se c’è ancora vita là dietro, qualcuno batta un colpo che è ormai tardi. Il sole è già alto in cielo e restano solo le Alpi. Troppo poco forse. Oppure no?
Intanto, noi immortaliamo le 10 cose che più ci hanno colpito di questa seconda settimana gialla. In ordine, as always, rigorosamente sparso e casuale.

1 – Moto ventose

Il Mont Ventoux viene accorciato, causa meteo (Mistral che soffia a più di 100 km all’ora) di 6 km. Si ironizza sul web. La gente, salita in cima, si accalca dunque tutta più in basso. C’è un tifo da stadio, tutti pigiati. Non c’è spazio. Le moto divagano senza bussola, zigzagano paurosamente tra ciclisti e tifosi impazziti, ai limiti delle leggi di gravità. È il caos. È quasi impossibile che non succeda niente. E infatti succede tutto. Una moto della TV frena, Porte ci va contro che per poco inghiotte il microfono, dietro di lui cadono altri due, uno è Froome, la maglia gialla. Quello che poco prima, con uno scatto imperioso dei suoi “a frullino”, aveva messo a tacer tutti. Morale: bici fuori uso, e Tour riaperto. Domanda: ma l’organizzazione della corsa più seguita al mondo come può permettersi un errore del genere? Seconda domanda: quest’anno le moto nel ciclismo ne hanno già combinate abbastanza, vogliamo continuare? Inspiegabile.

l'incidente sul Mont Ventoux nel quale Froome è caduto

Due fotogrammi dell’incidente accaduto a Chris Froome sul Mont Ventoux: a terra insieme a Porte e Mollema dopo la collisione con la moto e la maglia gialla che si rialza e comincia a correre.

2 – Forrest Froome

Corri Chris, corri! Ha perso la bici, sta perdendo il Tour de France, viene, umanamente preso dal panico. Mai abbiamo visto un Froome così umano. Di più, terrorizzato. Il volto era ancora più pallido se possibile, scappava come un bimbo che ha appena visto l’orco. E forse non sapeva nemmeno che senza bici, da regolamento, non avrebbe potuto nemmeno tagliare il traguardo. Per fortuna, sua ma avrebbe comunque dominato, il finale viene neutralizzato. Ma che bella quella fuga a piedi! Mi ha ricordato Lance Armstrong al Tour de France 2003, quando, in discesa, uscì dalla carreggiata sui prati, per evitare una caduta che pareva inevitabile. Quando la maglia gialla indossa i panni umani, e impazzisce, diventa improvvisamente più bella. Vivo e scalciante.

3 – Neutralizzazione sì / neutralizzazione no

Per la caduta, Froome finisce a 53″ dalla maglia gialla, il Tour potrebbe essere a rischio. Tutto per colpa di un tifoso e di una moto. Ingiusto. Poi la giuria, alle 18:30, ci ripensa: tutto viene rivisto. Di nuovo, forse ingiusto. Tutto annullato. La tappa finisce nel momento in cui Froome cade. In molti protestano: da regolamento non si dovrebbe, gli ultimi 3 km vengono neutralizzati solo nelle tappe di pianura, non in quelle con arrivo in salita. Si dice che Froome abbia più “peso politico” di altri e che è una vergogna. Parere personale: avrei tenuto tutto così, senza neutralizzazione e senza polemiche. Tanto Froome si sarebbe ripreso tutto con gli interessi il giorno dopo. Rivedibile.

4 – Alaphilippe o “la bici nella roccia”

Un incontro paurosamente ravvicinato quello tra Alaphilippe e la dura pietra francese. Venerdì 15 luglio, tappa numero 13, crono individuale, 37 km da Bourg-Saint-Andéol a Le Caverne. Alpaphilppe prende in senso letterale il nome della destinazione d’arrivo: “La Caverne” e sbanda paurosamente, finendo contro la montagna. Ne esce incredibilmente vivo e arriva al traguardo salvo. Ma la cosa che fa più impressione è la foto che fa il giro dei social pochi secondi dopo: sembra che Alaphilippe pedali in verticale su una inquietante parabolica di rocce acuminate. Folle.

alaphilippe cade durante la tappa a cronometro del Tour 2016 con arrivo a La Caverne

La paurosa caduta di Alaphilippe durante la cronometro da Bourg-Saint-Andéol a Le Caverne.

5 – Gli altri

Sì, ma quali? Ci prova Nibali, ci prova Aru, ci prova Bardet, cui cadono persino gli occhiali. Ma fanno quasi tenerezza. Nessuno è in grado di impensierire nemmeno lontanamente Chris Froome. Come fargli il solletico. Subito le gerarchie ricomposte. Chris sembra a volte quasi non curarsene di questi attacchi, lascia al compagno Poels l’incombenza di ricucire queste quisquilie. Certo che così il Tour de France diventa il Tour de Ronf. Noia mortale. Si spera, ancora, nelle Alpi, ma credendoci ormai ben poco. Apatici.

6 – Nairo Quintana

Pedala sconsolato. Non ha praticamente mai provato a fare nulla per tutto il Tour, se si esclude un risibile scatto sul Ventoux, subito neutralizzato. Difficile pensare possa farlo adesso. E forse, il motivo per cui non lo fa è chiaro: sa, prima di tutti, di non averne. Errore di preparazione? Troppo forte Froome? Ci sarà ancora qualcosa da capire e da dare sulle Alpi. Ma lo spazio è ormai veramente ridotto. E accontentarsi del podio per la seconda volta… Triste.

7 – Grand Colombier

Diciassettesima tappa, Bourg-en-Bresse – Culoz. Si sale 2 volte su la Grand Colombier. E che bella salita! Anzi, che belle salite. La regia francese indugia, meravigliosamente, più volte sui tornanti. E meno male che lo fa. L’asfalto sembra una biscia che si arrotola a fatica in cima alla vetta, tra le splendide rocce e i ciuffi d’alberi del Giura. Salita irregolare, strappi cattivi, tutti da sfruttare per un grimpeur. Come fa il colombiano Pantano che va a vincere la tappa davanti alla maglia a pois, Rafal Majka. Del resto, quando ti chiami Pantano cosa altro puoi fare se non andare forte in salita? La Grande Colombier è una delle cose più belle, paesaggisticamente parlando, di questo Tour de France. Da cicloamatore incallito quale sono, andrei a farla domani. Ammaliante.

sagan e cavendish vittoriosi al Tour de France 2017

A sinistra Cavendish esulta dopo la sua quarta vittoria, a destra il colpo di reni che ha permesso a Sagan di vincere la diciassettesima tappa.

8 – Cannonball Cav – Bonus Track

Ne avevo parlato già settimana scorsa. Ma evidentemente non bastava. Questa volta è davvero una bomba: quarta vittoria di tappa a questo Tour, dopo aver battuto quello di Hinalult ora è a un passo dal record di Merckx. Mark Cavendish, dall’isola di Man, naturalizzato inglese, è davvero in stato di grazia alla sua età. Come va a prendersi, come un rapace, con gambe che mulinano più di tutti (Peter Sagan incluso), la quattordicesima tappa, è davvero da applausi. D’accordo: il paragone con Eddy Merckx non regge, da nessun punto di vista, ma il mastino britannico, dato da tutti per “bollito” prima di questo Tour de France, è da applausi. Reddivivo.

9 – Team Sky – Bonus Track

Seconda bonus track della lista. L’avevo definito la settimana scorsa “Il Barcellona del ciclismo”. Questa settimana dico che è il Real. Il Team Sky è perfetto, non si intravede una falla. Ogni tappa ne puoi vederne regolarmente 3 o 4, in silenzio, a fare l’andatura davanti, controllare, gestire, prevenire anche il più piccolo degli imprevisti. Nulla è lasciato al caso. Ogni attacco del capitano Froome è seguito e controllato a vista come passasse l’auto presidenziale. Come batterli? Froome è super, ma con questa squadra qui attorno diventa “Real”. Un nome su tutti? Poels. Devastante.

il team Sky con il suo capitano Froome sulle strade del Tour 2017

Il Team Sky capitanato da Chris Froome, al momento perfetto e senza una falla.

10 – 50 all’ora

È la velocità media (metro più metro meno) tenuta dai corridori nella tappa di ieri, la sedicesima. Velocità folle, con questo caldo soprattutto. Se la aggiudica Peter Sagan da Zilina. Sulla linea del traguardo, lo slovacco iridato e in maglia verde mette in scena un’ennesima perla del suo campionario ormai pressoché completo: si distende e con un colpo secco di reni prima di tutti e prende un centimetro al povero Kristoff che fin lì credeva di avercela fatta. Niente, la vittoria al fotofinish è di Sagan. Sempre più forte, sempre più bello, sempre più divertente. E pensare che Martin e Alaphilippe avevano fatto la corsa da soli fin lì, e che l’attesissimo Cancellara, “la locomotiva di Berna” che giocava in casa (si passava da Berna) ha liquidato tutti dicendo che “non ne aveva le forze”. Sagan di forze invece le ha eccome. Irriverente.

Ci vediamo tra una settimana. A Tour finito. Chissà se Froome l’avrà sepolto sotto metri di piombo oppure sarà successo di tutto. Il bello del Tour è anche questo. Stay tuned.

A proposito dell'autore

Classe '72, scrittore, giornalista, blogger: le sue "Confessioni di un ciclista pericoloso" sono uno dei blog più letti dai ciclisti milanesi. È stato direttore editoriale di Bike Channel, il primo canale dedicato al ciclismo in onda su Sky ed è autore di 2 libri: "Il carattere del ciclista" (Utet 2016, in uscita nel 2017 anche in Olanda) e "Ma chi te lo fa fare – Sogni e avventure di un ciclista sempre in salita" (Fabbri 2014). Socio di UpCyle, il primo bike cafè restaurant d’Italia, soffre di una dipendenza conclamata per le salite alpine sopra i 2000 metri.