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Felice Gimondi è nato il 29 settembre 1942 a Sedrina, un piccolo paese situato dove inizia la val Brembana in Lombardia.

Il corridore bergamasco è riuscito a costruirsi negli anni un palmarés di grande successo: capace di vincere tutti e tre i Grandi Giri – come lui solo altri sei corridori nella storia – è stato anche campione del mondo su strada nel 1973 a Barcellona e vincitore di una Parigi-Roubaix, di una Milano-Sanremo e di due Giri di Lombardia.

Durante il suo cammino si è imbattuto più volte nel “Cannibale” Eddy Merckx e per tale motivo è stato a volte etichettato come “eterno secondo”.

Etichetta ingiusta? Molto probabile. Andando a scavare più a fondo nella sua carriera ci si accorge infatti che le vittorie collezionate da Gimondi sono state parecchie: i 118 successi tra i professionisti rendono onore e gloria a colui che è riuscito a conquistare i cuori di appassionati e non.

Felice Gimondi

I primi “colpi di pedale”

Le imprese di Felice Gimondi sono dovute in parte alla mamma Angela Salvi, morta a 103 anni, che lo lancia inconsapevolmente nel mondo delle due ruote: unica donna del paese capace di andare in bicicletta – durante le pause pranzo la prendeva in prestito da un fattorino e si esercitava a pedalare – riesce a ottenere l’incarico di postina di Sedrina e da quel momento la sua vita cambia. Oltre a consegnare lettere e pacchi in bicicletta deve infatti stare attenta a suo figlio Felice che appena può gliela ruba, iniziando così a muovere i primi passi o, per meglio dire, i primi “colpi di pedale”.

La prima bici di Felice, una Ardita di colore rosso fiammante, gli viene regalata in occasione della promozione alle scuole elementari e da quel momento smette di prenderla in prestito dalla madre.

La utilizza per seguire Angela nel lavoro quotidiano e quando la strada inizia a impennarsi si alza sui pedali per occuparsi delle consegne nei paesi di montagna.

Suo padre Mosè lavora nel ramo dei trasporti ma è un grande appassionato di ciclismo e, quando può, segue le gare a bordo strada. Gli capita spesso di caricare Felice e altri paesani sul suo camion per andare a seguire qualche corsa.

Tra queste, il Giro di Lombardia diventa un appuntamento fisso.

È proprio papà Mosè a regalare a Felice, allora sedicenne, la sua prima bici da corsa su strada. La storia vuole che un giorno papà Mosè viene accompagno da Felice a portare un carico di sabbia a un cliente, famoso per il suo ritardo nei pagamenti. Durante il tragitto dice al figlio: “Se oggi mi paga, ti compro la bici”. Detto fatto: il cliente paga e con circa 30 mila lire in tasca Felice riesce a permettersi una Mazzoleni usata di color argento.

Da quel momento il ciclismo diventa la sua ragione di vita e inizia così a gareggiare.

Felice Gimondi con la mamma Angela Salvi che pedala in sella alla bicicletta

La prima corsa e la prima vittoria di Gimondi

La gioia di poter mettersi finalmente alla prova con la sua nuova bicicletta svanisce alla prima gara. La competizione si svolge a Treviglio, un paese vicino a casa. Caricato sul rimorchio del motocarro di suo zio e appoggiato alla cabina per ripararsi dall’aria, Felice cade in strada per due o tre volte durante un viaggio pieno di sobbalzi che si conclude purtroppo con lo smarrimento della strada.

Arrivano sul posto quando ormai è troppo tardi e l’organizzazione ha già tolto lo striscione dal traguardo. Tutto da rifare per Felice, che però non si arrende e si presenta, qualche tempo dopo, a Celana, sempre nel bergamasco, per un’altra gara. È il 1° maggio del 1960 e questa volta riesce a essere per tempo alla partenza. Si lancia all’attacco e durante la fuga abbandona il suo compagno di avventura andando a vincere per distacco: un modo di correre che lo contraddistinguerà anche negli anni futuri.

Essendo poco veloce agli sprint, cerca infatti di scrollarsi di dosso scomode compagnie per arrivare al traguardo in solitaria.

La sua rivelazione al Tour de l’Avenir del 1964

Intorno ai 18 anni Felice Gimondi inizia a correre da dilettante per la U.S. Sedrianese, la squadra ciclista del paese che gli permette di gareggiare e di realizzare il suo sogno. È proprio nella categoria dilettantistica che Felice rivela il suo talento al mondo intero.

Nel 1964 partecipa al Tour de l’Avenir, una competizione importantissima a livello globale: una sorta di mini Tour de France dedicato ai più giovani. La gara, che a quei tempi si correva ancora per squadre nazionali, parte da Antibes, in Costa Azzurra, e Felice, così come i compagni, sono sotto la guida del commissario tecnico Elio Rimedio.

Il romano consiglia al ciclista di Sedrina di rimanere coperto per provare a fare classifica ma ovviamente questo suggerimento è inutile. Gimondi si lancia subito in fuga e vince la prima tappa in volata. Si difende molto bene nella cronometro, arrivando secondo, e in montagna tiene duro. Conclude così il Tour de l’Avenir davanti a tutti, rifilando 42″ a Lucien Aimar.

Questo enorme successo gli permette di rappresentare l’Italia ai Giochi Olimpici di Tokyo – si classifica solo trentatreesimo nella prova su strada – ma soprattutto di passare professionista l’anno successivo, all’età di soli 22 anni.

Rivelazione di Felice Gimondi al Tour de l’Avenir del 1964 prima vittoria a 18 anni

Il passaggio al professionismo e la vittoria al Tour de France del ‘65

Nel 1965 Felice Gimondi viene messo sotto contratto da Luciano Pezzi e fa il suo ingresso nel mondo del ciclismo professionistico. Con i colori della Salvarani sulle spalle, squadra con cui rimane legato fino al 1972, partecipa alla Milano-Torino, la sua prima corsa tra i pro, che conclude con un diciannovesimo posto.

Circa un mese dopo, alla Freccia Vallone viene battuto in volata dall’italiano Roberto Poggiali. Prende poi il via al Tour de Romandie e termina in quarta posizione. Il suo compagno di squadra Vittorio Adorni si prende la corsa elvetica e, qualche mese più tardi, conquista anche un Giro d’Italia che vede comunque Gimondi sul gradino più basso del podio. Ma è tra i piazzamenti del GP di Forlì – secondo alle spalle di Jacques Anquetil – e delle Tre Valli Varesine – terzo dietro Motta e Dancelli – che Felice Gimondi ottiene una delle sue più belle vittorie, sicuramente la più inaspettata.

Arrivato al Tour de France per sostituire Battista Babini e in funzione di gregario di Adorni, il corridore bergamasco conquista la tappa Roubaix – Rouen, la terza, e indossa la Maglia Gialla. In sella alla sua Chiorda, marchiata Magni e dal tipico colore blu-azzurro, sfreccia sulle strade francesi dove si difende abilmente dagli attacchi di Raymond Poulidor e riesce a portare la maglia di leader in trionfo fino a Parigi, perdendola solo per due giorni. Durante il Tour del ’65 Gimondi vince altre due tappe: la cronometro con arrivo al Mont Revard e quella conclusiva, nella capitale francese. Poulidor e Gianni Motta completano il podio della Grande Boucle, ma le prestazioni del giovane di Sedrina lasciano tutti a bocca aperta.

La Prima vittoria al Tour de France del ‘65 da professionista

Le classiche, il primo Giro e la Vuelta

L’anno successivo alla vittoria del Tour, Gimondi va forte e conquista alcune delle grandi classiche. Nella Parigi-Roubaix, una corsa in cui i corridori sono provati dalle sollecitazioni dovute al pavè e arrivano sporchi di terra e fango al traguardo, Felice stupisce tutti: attacca sulla collina di Mons-en-Pévèle e, con una cavalcata solitaria di 35 km, rifila oltre quattro minuti a un gruppo inseguitori costituito da specialisti belgi e olandesi.

Una settimana più tardi ottiene il successo alla Parigi-Bruxelles rifilando 25 secondi ai migliori corridori belgi del momento: Planckaert, Van Looy e Godefroot. Sulla sua strada inizia a incontrare Eddy Merckx ma nonostante tutto riesce a lasciarselo alle spalle in due occasioni: alla Coppa Agostoni e al Giro di Lombardia, dove sul podio giunge anche Poulidor.

Sempre lo stesso anno, il 1966, prende parte alla Corsa Rosa dove timbra il successo nell’ultima frazione, il tappone dolomitico. L’arrivo di Belluno sorride a Gimondi che precede sul traguardo il suo compagno di squadra Adorni. La classifica generale finale lo vede solo quinto: Gimondi deve arrendersi alle doti di scalatore di Gianni Motta, il quale conquista la prima e unica Maglia Rosa della sua vita.

Felice Gimondi nel 1967 vince la maglia rosa trionfando al giro

Un anno dopo la storia cambia: Felice Gimondi vince la Maglia Rosa davanti al connazionale Franco Balmamion e al francese Jacques Anquetil. Gianni Motta fa sesto mentre Merckx conclude in nona posizione. Il bergamasco di Sedrina vince la tappa dolomitica delle Tre Cime di Lavaredo precedendo appunto il “Cannibale” e solo al termine della 21esima frazione, la penultima, riesce a strappare il simbolo del primato a Jacques Anquetil.

Con la Maglia Rosa sulle spalle si avvia verso la partecipazione al Tour. Forte del successo al GP di Forlì, inizia la Grande Boucle con un sesto posto durante il prologo di Angers. Nella tappa con arrivo a Roubaix sfiora il podio, mentre ottiene il successo a Briançon battendo in volata il compagno di fuga, lo spagnolo Julio Jiménez. L’altra vittoria la raccoglie a Puy de Dôme dove rifila quasi cinque minuti al secondo classificato di giornata.

Questi due trionfi, uniti alla seconda posizione nella cronometro finale di Parigi non permettono però a Gimondi di salire sul podio della generale: Felice si piazza solo settimo mentre Roger Pingeon è Maglia Gialla.

Nel 1968 i piani di corsa di Gimondi si modificano leggermente. Il campioncino inizia una stagione ricca di appuntamenti, con un decimo posto nella classifica finale della Tirreno-Adriatico. Vola poi al Nord dove conclude 20esimo la Parigi-Roubaix, vinta dal belga Eddy Merckx.

Terzo alla Gent-Wevelgem, rimane fuori dal podio per un soffio alla Freccia Vallone dominata da Rik Van Looy, un altro fenomeno belga capace di vincere tutte e cinque le classiche monumento. Nonostante queste delusioni, la seconda metà dell’anno si arricchisce di successi. Alla Vuelta a Espana – unica partecipazione alla corsa iberica in tutta la sua carriera – il corridore di Sedrina si regala una vittoria di tappa, la cronometro San Sebastián – Tolosa, e la Maglia Roja.

Questo successo gli vale un primato: è lui il primo italiano della storia a conquistare tutti e tre i grandi giri. Prima di lui solo il francese Jacques Anquetil era riuscito in tale impresa. Felice ha solo 26 anni ma nel suo armadio può già sfoggiare le tre maglie più ambite: è uno dei corridori più vincenti del ciclismo italiano.

Ma l’anno è ancora lungo e al Giro d’Italia domina la cronometro Cesenatico – San Marino lasciandosi Merckx alle spalle. Nella generale non riesce però a avere la meglio sul rivale belga che, come un vero cannibale, conquista tutte le maglie, tra cui la più prestigiosa: la Rosa. Gimondi sale sul gradino più basso del podio dietro a Vittorio Adorni, passato nel frattempo nella squadra di Merckx, la Faema.

Declassato perché trovato positivo all’anfetamina durante il controllo antidoping effettuato al termine della 21esima tappa, quella del Blockhaus, riesce però a dimostrare di aver assunto fencamfamina, uno stimolante legale ai tempi. Viene così reintegrato nella classifica.

Dopo questa breve parentesi, si laurea campione italiano nella corsa in linea e raccoglie altre vittorie, specialmente in corse di un giorno, come il GP di Forlì, dove ottiene una magra rivincita su Eddy Merckx, e il Trofeo Baracchi, in cui ha la meglio su Anquetil.

Felice Gimandi vince una tappa, la cronometro San Sebastián - Tolosa e la Maglia Roja nel 1968

La seconda Maglia Rosa e lo strapotere belga

A partire dal 1969 Gimondi trova sulla sua strada un corridore che sempre più spesso rovina i suoi piani: Eddy Merckx. Il belga travolge il mondo del ciclismo come un uragano e vuole prendersi tutto, lasciando le briciole agli avversari. La sua lealtà e il suo rispetto sono da ammirare tanto che Gimondi subisce lo strapotere del “Cannibale”, ma in cuor suo lo stima e ringrazia il destino per l’onore e la fortuna di poter correre contro di lui.

Dopo un inizio di stagione un po’ sottotono, con un undicesimo posto alla Parigi-Nizza (vinta da Merckx), porta a termine una campagna del Nord dove però i belgi si dimostrano imbattibili. Raccoglie piazzamenti di tutto rispetto al Giro delle Fiandre, alla Parigi-Roubaix e alla Liegi-Baston-Liegi, classiche dove il “Cannibale” fa rispettivamente primo, secondo e di nuovo primo.

La stagione di Felice però continua con una serie di successi, iniziati con il Tour de Romandie, proseguiti con il Giro dell’Appenino e terminati con il bellissimo trionfo al Giro d’Italia. Salito sul podio finale davanti a Michelotto e Zilioli, Gimondi rifiuta di indossare la Maglia Rosa. Il motivo è dovuto alla squalifica per doping di Eddy Merckx avvenuta prima della partenza della diciassettesima tappa, da Celle Ligure a Pavia. Un gesto volto a sottolineare il fatto che l’esito della corsa sarebbe stato diverso con il belga in gara e a esprimere vicinanza al corridore coinvolto nello scandalo.

Qualche mese dopo Felice partecipa al Tour, dove il “Cannibale”, assolto e riammesso alle gare, conquista la Maglia Gialla con un grinta mai vista. Felice conclude fuori dal podio, dietro i due transalpini Pingeon e Poulidor, ma riesce comunque a siglare il successo nella dodicesima tappa, quella di Aubagne.

La prima battaglia del Giro Rosa tra Felice Gimondi e Eddy Merckx nel 1969

Le stagioni del 1970 e del 1971 vedono ancora i ciclisti belgi dominare le grandi classiche del Nord e non solo: alla Milano-Sanremo del 1971 Gimondi è costretto a arrendersi nuovamente a Eddy Merckx. Anche al Giro d’Italia 1970 l’epilogo è il medesimo: il corridore bergamasco chiude in seconda posizione alle spalle di Merck e davanti al connazionale Martin Van Den Bossche.

L’incubo belga rincorre Gimondi che, dopo il secondo posto ai campionati italiani dietro a Bitossi, conclude terzo ai campionati del mondo di Leicester 1970, vinti dal fiammingo Jean-Pierre Monseré.

Anche l’anno successivo il destino di Felice non è così roseo: viene nuovamente battuto da Bitossi nella prova in linea dei campionati italiani, mentre ai campionati mondiali di Mendrisio centra la seconda piazza, subito alle spalle di Merckx.

Ma “Nuvola Rossa” non molla e nel 1972 ritorna competitivo. Inizia la stagione con un secondo posto alla Gent-Wevelgem, battuto, come spesso accade durante la sua carriera, dal “Cannibale”, che lo stesso anno conquista la coppia Corsa Rosa e Grande Boucle.

A questi due appuntamenti il ciclista di Sedrina riesce a rimediare, rispettivamente, un ottavo e un secondo posto. A migliorare le sorti della sua stagione ci pensa però il titolo di campione italiano, che dopo essere stato inseguito con assiduità entra finalmente nel palmarés di Gimondi.

Nel finale di stagione la sua strada si incrocia nuovamente con quella di Eddy Merckx, il quale domina incontrastato Giro dell’Emilia, Trofeo Baracchi, Gran Piemonte e Giro di Lombardia.

In queste corse Felice sale comunque sul podio ma è proprio in questi anni che, nonostante alcuni successi, qualcuno inizia a etichettarlo come “l’eterno secondo”.

Il passaggio alla Bianchi-Campagnolo e la rivincita su Merckx

Un anno importante per Gimondi è sicuramente il 1973. Il passaggio alla Bianchi-Campagnolo, formazione diretta dal suo ex compagno di squadra Giancarlo Ferretti, segna una svolta nella carriera del bergamasco.

Malgrado il terzo posto alla Milano-Sanremo e il secondo nella classifica del Giro, ancora una volta alle spalle di Merckx, Felice conquista due tappe della Corsa Rosa.

La vittoria più bella la ottiene sicuramente ai mondiali di Barcellona dove, sul circuito di Montjuic, riesce a rimanere fino all’ultimo in compagnia dei belgi Merckx e Maertens e dello spagnolo Ocaña. Sono loro quattro a giocarsi il titolo. Sul rettilineo finale Gimondi resiste all’allungo di Maertens, impegnato a lanciare la volata al suo connazionale, e lo infila negli ultimi metri. Il “Cannibale” non riesce a tenere le ruote del compagno di squadra, forse per eccessiva stanchezza, e conclude quarto: una vera rivincita per Felice che si laurea campione del mondo tra la gioia dei tifosi italiani.

Dopo qualche mese il duello tra i due si ripete sulle strade del Lombardia e questa volta è Merckx ad avere la meglio. Trovato positivo a alcuni stimolanti, come l’efedrina, il vincitore belga viene però squalificato e il titolo assegnato al fuoriclasse bergamasco.

Felice Gimondi passaggio alla Bianchi-Campagnolo nel 1973

Nel 1974, complice la assenza tra i partecipanti di Eddy, Gimondi riesce finalmente a conquistare la leggendaria e tanto ambita Milano-Sanremo. Vestendo la maglia iridata e dopo aver staccato tutti i velocisti attaccando a San Lorenzo al Mare – a circa 25 km dall’arrivo – taglia il traguardo in solitaria.

Prende poi il via alla Corsa Rosa, ma ancora una volta i suoi sogni di gloria vengono minati dal “Cannibale” che si impone davanti a Baronchelli e allo stesso Gimondi. Partecipa poi ai campionati italiani dove fa secondo dietro a Enrico Paolini e chiude la stagione con un primo posto al Giro dell’Emilia e alla Coppa Agostoni.

L’anno successivo “Nuvola Rossa” ripropone l’accoppiata Giro-Tour, presentandosi alla partenza della corsa italiana con due buonissimi piazzamenti alla Tirreno Adriatico (quinto) e alla Setmana Catalana (quarto). La Corsa Rosa la conclude sul gradino più basso del podio, alle spalle del connazionale Fausto Bertoglio e dello spagnolo Francisco Galdos, mentre al Tour finisce fuori dalla Top 5.

Trovato positivo a un controllo antidoping durante la Grande Boucle, viene squalificato di 10 minuti nella generale, allontanato per un mese dalle corse e costretto a pagare una multa salata.

Il 1975 lo conclude con l’amaro in bocca e senza lasciare il segno. Il 18esimo posto ai campionati del mondo di Yvoir è l’epilogo di una stagione quasi da dimenticare.

La terza Maglia Rosa e gli ultimi anni della carriera

A partire dal 1976 Felice Gimondi inizia a correre sempre di meno, forse perché in cuor suo ha già capito che la sua carriera sta volgendo al termine. Durante il suo ultimo periodo di attività riesce comunque a togliersi ancora qualche soddisfazione. Prima fra tutte, la vittoria del suo terzo Giro d’Italia: all’età di 34 anni conquista di nuovo la Maglia Rosa.

Al termine dello storico duello sul filo dei secondi con il belga De Muynck nella cronometro finale di Arcone, Gimondi si laurea vincitore. Con quattordici partecipazioni al Giro, nove podi e ventiquattro giorni in Rosa, il corridore di Sedrina stabilisce un record che rimane tuttora imbattuto. Sempre nello stesso anno Felice conquista per la seconda volta la Parigi-Bruxelles mettendo in fila gli specialisti del settore belgi e olandesi: è questo il suo ultimo successo in carriera.

Felice Gimondi vince la sua terza maglia rosa al Giro nel 1976

Nel 1977 partecipa alla Tirreno-Adriatico e rinnova la sua presenza all’ormai consueto appuntamento con il Giro. Questa volta però l’esito non è lo stesso dell’anno precedente: Gimondi conclude in quindicesima posizione, a circa 23 minuti dal belga Michel Pollentier, dominatore di quell’edizione. Il quarto posto al Tour de Romandie e il quinto nella Escalada a Montjuich regalano al corridore bergamasco ancora un po’ di fiducia e energia per continuare a pedalare tra i professionisti ancora per un altro anno.

L’ultima Corsa Rosa in cui gareggia Gimondi è infatti quella del 1978, la sessantunesima edizione. L’undicesima piazza non è sicuramente la più rilevante del suo già ricco palmarés, ma il suoi aiuto da gregario contribuisce alla vittoria del suo compagno di squadra alla Bianchi-Faema, il belga Johan DeMuync.

Prima dell’addio definitivo al mondo del ciclismo, avvenuto al termine del Giro dell’Emilia, Felice riesce a rimediare un secondo posto nel Châteauroux Classic de l’Indre Trophée Fenioux, una gara francese di un giorno e vinta da Freddy Maertens.

La carriera del corridore di Sedrina si conclude così: con 141 successi e un po’ di lacrime versate nell’hotel dove alloggia dopo l’ultima corsa in terra emiliana.

Curiosità sul “Nuvola Rossa”

Dopo aver appeso la bici al chiodo, continua comunque a seguire il ciclismo da vicino. Direttore sportivo della Gewiss-Bianchi prima – a partire dal 1988 – e presidente della Mercatone Uno poi – dall’anno 2000 – sale sul podio con Marco Pantani a Parigi nel 1998.

Gimondi si trova anche a ricoprire il ruolo di assicuratore e titolare dell’Agenzia Assicurazioni Milano e di responsabile dell’attività sportiva nonché consulente del reparto corse Bianchi, la storica azienda italiana di biciclette.

Il giornalista e scrittore Gianni Brera che ha più volte decantato le imprese di Gimondi, ha coniato per lui due soprannomi abbastanza noti: Felix de Mondi e Nuvola Rossa.

In campo musicale sono invece due le odi dedicate alla figura del ciclista bergamasco: “Gimondi e il Cannibale” del sanremese doc Enrico Ruggeri e “Sono Felice” di Elio e le Storie Tese.

Famosa e rinomata anche la “Granfondo Internazionale Felice Gimondi” che dal 1996 si tiene nel bergamasco in suo onore e patrocinata da Bianchi.

Felice Gimondi sale sul podio con Marco Pantani al Tour di Parigi nel 1998.

La morte di Felice Gimondi

Felice Gimondi muore improvvisamente il 16 agosto 2019 a causa di un attacco cardiaco mentre si trova in vacanza a Giardini-Naxos, in Sicilia.

All’età di 76 anni lascia la moglie Tiziana Bersano – conosciuta a Diano Marina durante un ritiro invernale con la squadra e sposata nel 1968 – e le due figlie Norma e Federica.

Rimane celebre la sua intervista del 2016 nella quale confida al mondo di aver avuto solo due rimpianti nella vita: aver lasciato spesso sola sua moglie nei primi anni di matrimonio e non aver visto crescere le sue bambine. A detta di Felice “sono cose che valgono più di tutte le vittorie del mondo”.

Gimondi ci abbandona così, dopo aver segnato un periodo florido per il ciclismo italiano e dopo aver passato una vita a contatto con il mondo delle biciclette. Nonostante per alcuni fosse “l’eterno secondo”, i successi conquistati in carriera, alcuni dei quali battendo il diretto rivale Eddy Merckx, hanno contribuito a rendere onore e gloria a un corridore vincente e tenace.

La sua perseveranza, la sua forza di volontà e la continua voglia di lottare sono ciò per cui il ciclista di Sedrina è stato amato da appassionati e da avversari. Anche il suo eterno rivale – il “Cannibale” – ha sempre avuto grande rispetto di lui, tanto che il vuoto incolmabile della sua scomparsa gli ha impedito di partecipare ai funerali.

“Non arrabbiatevi se non verrò al funerale ma non ce la faccio, sto troppo male. Vi prometto, verrò a trovarlo, staremo di nuovo insieme”, queste le parole di Merckx che al momento della tragica notizia aveva commentato così: “Stavolta perdo io. Perdo prima di tutto un amico e poi l’avversario di una vita. Abbiamo gareggiato per anni sulle strade l’uno contro l’altro ma siamo diventati amici a fine carriera. L’avevo sentito due settimane fa così come capitava ogni tanto. Che dire, sono distrutto. Felice è stato prima di tutto un grande uomo, un grande campione, purtroppo ce lo hanno portato via. È una grande perdita per il ciclismo. Mi vengono in mente tutte le lotte che abbiamo fatto insieme… Un uomo come Gimondi non nasce tutti i giorni, con lui se ne va una fetta della mia vita. È stato tra i più grandi di sempre“.

Felice Gimondi muore improvvisamente il 16 agosto 2019

Palmarés (successi più importanti)

1976: 21ª tappa Giro d’Italia, Classifica generale Giro d’Italia, Parigi-Bruxelles.
1975: 10ª tappa Tour de France.
1974: Milano-Sanremo, Coppa Agostoni.
1973: 1ª tappa Giro di Puglia, Classifica generale Giro di Puglia, 16ª tappa Giro d’Italia, Gran Premio di Castrocaro Terme-Forlì, Coppa Bernocchi, Campionati del mondo di Barcellona (Prova in linea), Giro del Piemonte, Giro di Lombardia.
1972: Giro dell’Appennino (valido come Campionato italiano su strada), 5ª tappa e 2ª semitappa Volta Ciclista a Catalunya, Classifica generale Volta Ciclista a Catalunya, Gran Premio di Lugano a cronometro.
1971: Grand Prix de Wallonie, Prologo Tour de Romandie, 7ª tappa Giro d’Italia, 18ª tappa Giro d’Italia, Gran Premio di Castrocaro Terme-Forlì, Giro del Piemonte.
1970: 5ª tappa e 2ª semitappa Tirreno-Adriatico, 1ª tappa Tour de Suisse, Trofeo Matteotti.
1969: Gran Premio Industria, Prologo Tour de Romandie, Classifica generale Tour de Romandie, Classifica generale Giro d’Italia, Gran Premio di Castrocaro Terme-Forlì, 12ª tappa Tour de France, 1ª tappa Parigi-Lussemburgo, Giro dell’Appennino.
1968: Flèche Enghiennoise, 17ª tappa Vuelta a España, Classifica generale Vuelta a España, 16ª tappa Giro d’Italia, Gran Premio di Castrocaro Terme-Forlì, Gran Premio Industria, Giro di Romagna (valido come Campionato italiano su strada), Grand Prix des Nations.
1967: Classifica generale Giro d’Italia, Gran Premio di Castrocaro Terme-Forlì,10ª tappa Tour de France, 20ª tappa Tour de France, Giro del Lazio, Grand Prix des Nations,Gran Premio di Lugano a cronometro.
1966: Parigi-Roubaix, Parigi-Bruxelles, 3ª tappa e 2ª semitappa Tour de Romandie, 20ª tappa Giro d’Italia, Gran Premio della Valsassina, Corsa di Coppi, Coppa Agostoni, Giro di Lombardia, Coppa Placci.
1965: 3ª tappa Tour de France, 18ª tappa Tour de France, 22ª tappa Tour de France, Classifica generale Tour de France.
1964 (dilettanti): 1ª tappa Tour de l’Avenir, Classifica generale Tour de l’Avenir.

Piazzamenti più importanti

1978: 11° nella classifica generale del Giro d’Italia.
1977: 11° nella prova in linea dei Campionati Mondiali di San Cristóbal, 15° nella classifica generale del Giro d’Italia.
1976: 7° nella prova in linea dei Campionati Mondiali di Ostuni
1975: 3° nella classifica generale del Giro d’Italia, 6° nella classifica generale del Tour de France.
1974: 3° nella classifica generale del Giro d’Italia, 11° al Giro di Lombardia.
1973: 2° nella classifica generale del Giro d’Italia, 3° alla Milano-Sanremo.
1972: 10° nella prova in linea dei Campionati Mondiali di Gap, 8° nella classifica generale del Giro d’Italia, 2° nella classifica generale del Tour de France, 17° al Giro delle Fiandre, 3° al Giro di Lombardia.
1971: 2° nella prova in linea dei Campionati Mondiali di Mendrisio, 7° nella classifica generale del Giro d’Italia, 2° alla Milano-Sanremo, 8° alla Parigi-Roubaix, 9° alla Liegi-Baston-Liegi, 9° al Giro di Lombardia.
1970: 3° nella prova in linea dei Campionati Mondiali di Leicester, 2° nella classifica generale del Giro d’Italia, 12° al Giro delle Fiandre, 2° al Giro di Lombardia.
1969: 4° nella classifica generale del Tour de France, 2° al Giro delle Fiandre, 4° alla Parigi-Roubaix, 7° alla Liegi-Baston-Liegi, 11° al Giro di Lombardia.
1968: 6° nella prova in linea dei Campionati Mondiali di Imola, 3° nella classifica generale del Giro d’Italia, 7° al Giro di Lombardia.
1967: 7° nella classifica generale del Tour de France, 4° alla Milano-Sanremo, 4° al Giro delle Fiandre, 2° al Giro di Lombardia.
1966: 11° nella prova in linea dei Campionati Mondiali di Nurburgring, 5° nella classifica generale del Giro d’Italia, 10° al Giro delle Fiandre.
1965: 3° nella classifica generale del Giro d’Italia.

Riconoscimenti

2015: targa di Felice Gimondi inserita nella Walk of Fame dello sport italiano a Roma, riservata agli ex-atleti italiani che si sono distinti in campo internazionale
2010: Ambasciatore della sicurezza nel ciclismo del G.S. Progetti Scorta
2005: Premio Ciclismo Vita Mia
2004: Premio Vincenzo Torriani
2003: Premio Arcobaleno del Associazione La Bottega dell’Arte
2002: Appennino d’Oro
2001: Memorial Bardelli-Una vita per lo sport
1985: Premio Sport del Comune di Camaiore
1973: Mendrisio d’Oro del Velo Club Mendrisio e Medaglia d’Oro al Valore Atletico

Formazioni
1965-1972: Salvarani Salvarani
1973-1979: Bianchi Bianchi

Nazionale
1964-1977: Italia

Carriera da allenatore
1988: Gewiss-Bianchi

Maggiori rivali
Eddy Meckx e Gianni Motta

Bio Felice Gimondi

Data di nascita: nato il 29–09–1942
Data di decesso: morto il 16-08-2019
Luogo di nascita: Sedrina (Bergamo, Italia)
Nazionalità: italiana
Altezza e peso: 181 cm x 71 kg
Stato: ritirato dal 1978
Segno zodiacale: Bilancia
Soprannome: Felix de Mondi, Nuvola Rossa e The Phoenix

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A proposito dell'autore

Un ingegnere comasco con il cuore diviso tra mountain bike, che pratica per diletto nel tempo libero, e la corsa su strada, che ama seguire in TV e dal vivo. La passione per la prima nasce per amore della natura, la seconda grazie ad un nonno tifoso sfegatato del Pirata.