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Il manubrio è uno dei tre punti d’appoggio per il nostro corpo sulla bicicletta, assieme a pedali e sella. Sulla bici da corsa viene denominato piega da corsa e, lungo i decenni, ha subito enormi migliorie sotto numerosi punti di vista.

In questo tutorial andremo ad analizzare la piega da corsa nei suoi vari aspetti: a che cosa serva, come sia realizzata (materiali, forme e dimensioni), quali siano i tipi di presa, quali siano le parti del nostro corpo sollecitate e un po’ di storia.

Piega da corsa, a che cosa serve?

La piega da corsa è inserita nel tubo di sterzo del telaio attraverso l’attacco, conosciuto anche come “pipa”. Serve per garantire la direzionalità alla bicicletta (in parole povere, serve per guidare!) e ospita i comandi del cambio e le leve dei freni.

Com’è fatta la piega manubrio per bici da corsa?

Quando pensiamo alla piega da corsa, dobbiamo tenere conto di tre parametri fondamentali: dimensioni, forme e materiali. Inoltre esistono diversi tipi di presa.

Dimensioni piega da corsa: larghezza, altezza, lunghezza e diametro sezione centrale

Uno schema che illustra le dimensioni della piega da corsa

La larghezza, in inglese width, è la misura dello spazio esistente fra l’asse di una curva e l’altro e deve corrispondere alla misura dell’ampiezza delle nostre spalle in modo da farci mantenere una posizione più rilassata possibile sul sellino.

Infatti, una piega dalla larghezza errata potrebbe causarci problemi fisici oltre a una scomodità evidente sin dal primo istante.

Può essere misurata in due modi diversi: da centro a centro dei tubi o da esterno a esterno. A seconda del diametro del tubo impiegato, la misura centro/centro sarà minore di 2/2,5 cm rispetto a quella esterno/esterno.

Quest’ultima varia dai 36 ai 46 centimetri (36-38-40-42-44-46 cm), pur essendo rare la 36 e la 46. Per esempio, FSA ha messo in commercio per il 2016 solo due 36 e una 46 su diciassette pieghe totali, Shimano una 36 e una 46 su undici, mentre Easton nessuna 36, ma addirittura cinque 46 su otto.

L’altezza (drop) consiste nella misura dello spazio esistente tra l’asse della parte più alta (rettilinea) e quello della parte più bassa (fine della curvatura) e, solitamente, varia fra i 125 e i 150 millimetri.

Se dovesse essere inferiore ai 125 millimetri potremmo definire la piega “compatta”. FSA, per esempio, ha proposto 14 pieghe da 125 mm e 3 da 150 mm per il 2016, mentre Easton 5 da 125 mm, 2 da 130 mm e una da 140 mm.

La lunghezza (reach) è la misura della distanza fra l’asse della zona curva e l’asse di quella rettilinea (profondità della curvatura) ed è mediamente di 80 millimetri. La lunghezza è decisiva per stabilire la collocazione dei paramani dei comandi cambio, dove le nostre mani “alloggeranno” a lungo.

In questo caso, FSA ha commercializzato solamente pieghe da 80 millimetri, mentre Easton cinque da 80 mm, due da 75 mm e una da 85 mm.

Il diametro della parte centrale, in corrispondenza dell’attacco manubrio (stem clamp diameter), è maggiore rispetto alle altre zone del manubrio. Ciò serve a garantirle una migliore rigidità in modo da evitare possibili rotture per fatica.

Le pieghe attuali presentano quasi tutte un diametro della sezione centrale di 31,8 millimetri (tutte quelle di FSA e idem per Shimano, mentre Deda Elementi le propone da 31,7 mm), misura che ha sostituito i vecchi 26 millimetri (Shimano ha messo in vendita una sola piega da 26/31,8 mm a scelta). Easton, che oggi presenta solo pieghe da 31,8 millimetri, nel 2012 creò una taglia oversize da 35 millimetri (per esempio, Deda Elementi produce Superleggera 35, M35 Carbon e M35 Alloy da 35 mm).

Forme piega manubrio bdc: Merckx, Gimondi, pista, cronometro, compatta, ergonomica, alare, Woodchipper

 

La piega alla Merckx o belga o a cassetta

La piega manubrio alla Merckx (o belga o a cassetta)

La piega alla Merckx (detta anche belga o a cassetta), che prende il nome dal ciclista belga Eddy Merckx, propone curve squadrate con la parte superiore dritta.

La piega alla Gimondi o italiana

La piega manubrio alla Gimondi o italiana

La piega alla Gimondi (o italiana), che deve il nome al ciclista italiano Felice Gimondi, propone invece curve più morbide e arrotondate.

La piega da cronometro

La piega manubrio da cronometro

La piega da cronometro è utilizzata dai ciclisti nelle gare a cronometro. Inizialmente presentava la cosiddetta forma a corna di bue (con curve verso l’alto) ma, con il passare degli anni, è avvenuta una netta evoluzione culminata con l’invenzione delle prolunghe aerodinamiche, una sorta di appendici su cui poggiare gli avambracci in modo da trovare una posizione più aerodinamica.

La piega da pista

La piega manubrio da pista

La piega da pista viene impiegata dai pistard e prevede un tipo di presa bassa. In questo caso, le curve arrotondate della piega alla Gimondi risultano ulteriormente accentuate.

La piega compatta o compact

La piega manubrio compatta o compact

La piega compatta (o compact) propone drop e reach inferiori rispetto a quelle precedenti ed è piuttosto alla moda in questo ultimo periodo.

La piega ergonomica

La piega manubrio ergonomica

La piega ergonomica è stata realizzata dopo approfonditi studi biomeccanici in modo da consentire una posizione maggiormente aerodinamica sul sellino e garantire una zona di contatto maggiore fra palmo della mano e manubrio. La zona iniziale di curvatura presenta un raggio ampio, per poi restringersi e finire con una parte dritta. Il primo costruttore a seguire questa strada fu Modolo negli anni ’80.

La piega alare o Wing

La piega manubrio alare o Wing

La piega alare (Wing), variante di quella ergonomica, presenta un profilo ellittico sulla sezione della zona orizzontale. Si trova sia in fibra di carbonio sia in lega leggera.

La piega Woodchipper

La piega manubrio Woodchipper

La piega Woodchipper (Woodchipper bar), prodotta dall’azienda americana Salsa, è utilizzata soprattutto nel mondo del cicloturismo. Presenta un drop di 110 mm, un reach di 80 mm, un width di 42, 44 e 46 cm e il diametro dell’attacco manubrio di 31,8 mm.

I manubri integrati

I manubri integrati prevedono la costruzione in un solo pezzo di piega e attacco, possibilità garantita grazie all’impiego della fibra di carbonio. Il limite rispetto alla piega “normale” consiste nella minore gamma di misure disponibili e nell’impossibilità (ovviamente) di scegliere la propria inclinazione preferita della piega rispetto all’attacco.

Materiali piega da corsa: acciaio cromato, alluminio, fibra di carbonio e titanio

L’acciaio cromato fu usato sulle pieghe delle bici da strada soprattutto fino agli anni ’60. Nonostante l’eccellente robustezza, fu accantonato dai produttori a causa del peso ragguardevole.

L’alluminio sostituì l’acciaio cromato a partire dagli anni ’60 ed è tuttora utilizzato grazie alla sua leggerezza, facilità nella lavorazione e resistenza. La prima azienda a proporlo fu Cinelli.

La fibra di carbonio ha preso il sopravvento nei modelli top di gamma ed è impiegata per i manubri integrati e per numerose pieghe alari. Questo materiale permette di smorzare le vibrazioni in modo ottimale, rendendo più performante la guida.

Il titanio è stato impiegato solo per alcuni prototipi.

Tipi di presa manubrio bdc: bassa, intermedia e alta

La presa bassa è estremamente performante sotto il profilo aerodinamico e viene impiegata soprattutto in pianura ad alte velocità, in discesa e, da certi corridori, in salita durante uno scatto o un momento di forte spinta.

La presa intermedia viene adottata da diversi scalatori quando si alzano sui pedali e consiste in una presa della parte alta della piega nelle vicinanze delle leve dei freni oppure direttamente della zona di comando dei freni.

La presa alta può essere utile per rilassarsi ed è impiegata in alcuni tratti di pianura oppure in salita da seduti.

Come scegliere il manubrio per bici da corsa giusto per noi?

Un test biomeccanico vi faciliterebbe la vita, ma non tutti avranno l’opportunità di affrontarlo. Come dobbiamo agire allora per scegliere la piega giusta senza il supporto della biomeccanica?

Come si misura la larghezza delle spalle?

Chiedete a un aiutante di posizionare un metro in prossimità dell’inserzione di una clavicola e chiedetegli di prendervi la misura fino all’inserzione della clavicola opposta.

Non importa se la vostra larghezza delle spalle non dovesse corrispondere al millimetro a quella della piega da voi prescelta, ma ricordatevi di non propendere per una taglia troppo grande o troppo piccola. Infatti, una misura errata potrebbe causarci problemi muscolari e di respirazione.

Obiettivi nella nostra scelta di una piega da corsa

Gli obiettivi principali nella nostra scelta devono essere: sicurezza, performance e comodità.

La sicurezza viene raggiunta nel momento in cui l’ultima falange dei nostri indice e medio riesce a “pinzare” le leve del freno senza alcun problema.

La comodità è fondamentale per evitare problemi quali cervicalgia (dolore che, partendo dal collo, si propaga alle spalle e, in certi casi, fino alle braccia) e indolenzimenti muscolari.

La performance verrà centrata rispettando i parametri di cui abbiamo già scritto in precedenza.

Per i nostri amici biker, consigliamo la lettura dell’articolo di Davide Allegri riguardante l’allenamento della presa sul manubrio nella mountain bike.

Breve storia della piega manubrio bici da corsa

La prima bicicletta della storia, la draisina, veniva guidata attraverso una barra connessa al meccanismo dello sterzo.

L’introduzione della piega da corsa si deve a Marshall Walter “Major” Taylor (1878-1932), leggendario pistard afroamericano che, nel 1899, si laureò campione mondiale su pista nel miglio.

Inizialmente, l’acciaio venne preferito all’alluminio, ma le aziende italiane promossero quest’ultimo materiale a livello globale tra gli anni ’50 e ’60. Infatti, prima Ambrosio realizzò il primo manubrio da corsa in alluminio verso la metà degli anni ’50, poi Cinelli assurse a fama mondiale grazie al “model 64″ del 1963.

Negli anni ’70 toccò invece alla 3T (Turin Tube Technology) dare un contributo fondamentale all’evoluzione delle pieghe da corsa. Il modello Superleggero era il più leggero dell’epoca (1975) con i suoi 250 grammi, mentre il modello Competizione fu il primo a essere disegnato con la piega Merckx, basata sulle esigenze del ciclista belga Eddy Merckx. Inoltre, nel 1984, Francesco Moser stabilì il nuovo record dell’ora su pista con una piega 3T dalla forma a corna di bue.

Nel 1986 Modolo costruì la prima piega ergonomica, mentre nel 1989 Scott mise in mostra la piega aerodinamica da cronometro sulla bicicletta dell’americano Greg LeMond il quale, grazie a questa novità, riuscì a rifilare 58″ al rivale francese Laurent Fignon nell’ultima tappa del Tour de France 1989 (crono tra Versailles e Parigi di 24,5 km), precedendolo in classifica generale per appena 8″.

Nel 1990 Shimano produsse i comandi del cambio STI (Shimano Total Integration) e, per ospitarli, alcuni produttori come ITM (con la piega Super Italia Pro) modificarono la curvatura.

Nel 1999 Deda Elementi portò il diametro della sezione centrale a 31,8 millimetri e sempre la stessa marca fornì la piega in fibra di carbonio “Deda Spectrum” a Paolo Bettini durante le vincenti Olimpiadi di Atene 2004 (prova in linea).

Nel 2005 FSA (Full Speed Ahead) diede il via alla piega compatta, mentre nel 2012 Easton creò un manubrio dal diametro della sezione centrale di 35 millimetri.

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A proposito dell'autore

Ha gareggiato per diverse stagioni nel mondo dell'atletica leggera come velocista prima di dedicarsi al ciclismo amatoriale. Grande appassionato di storia e di cultura sportiva, ha intrapreso la carriera giornalistica dopo la laurea in Lettere e ha fondato il team dilettantistico Fondocorsa assieme ad alcuni amici. In estate potreste trovarlo su Stelvio e Gavia, ma la salita non è proprio la sua specialità migliore.