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Il Trentino è una delle zone più belle del mondo e ogni anno migliaia di ciclisti si riversano sulle strade della provincia di Trento per pedalare sulle montagne più leggendarie al mondo.

Il Giro del Trentino e il Giro d’Italia hanno reso famose queste mitiche salite, proponendo le gesta dei migliori ciclisti professionisti nel panorama internazionale.

Le 23 mitiche salite del Trentino e la storia della bici da corsa

In questa nostra analisi riguardante le 23 mitiche ascese del Trentino da affrontare in bici da corsa proponiamo ogni salita con lunghezza, dislivello, descrizione e punti di interesse tecnico, paesaggistico e storico.

Riguardo proprio a quest’ultimo, il lato agonistico della storia della bicicletta da corsa in Italia farà da contraltare alla bellezza dei panorami, di cui potrete godere qualche sprazzo attraverso le foto proposte.

Ad esempio, alcuni di voi avranno sentito parlare della leggenda del Monte Bondone al Giro d’Italia 1956, quando il lussemburghese Charly Gaul, in una tappa terribile flagellata da neve e condizioni climatiche estreme, riuscì a far sua la maglia rosa.

Buona lettura e se voleste confrontare le pendenze di queste ascese con quelle delle dieci salite più dure al mondo, leggete il nostro articolo su strada.bicilive.it.

cartellonistica sulle salite del trentino in bici

In molte salite, lungo il percorso e nei tornanti, sono presenti segnaletiche e cartellonistica con informazioni tecniche sul percorso.

Passo Pampeago

La salita collega la Val di Fiemme, in Trentino, con la Val d’Ega in Alto Adige. La salita è molto impegnativa, 10,3 chilometri con un dislivello di 1.030 metri, unico conforto, nell’affrontare i chilometri, è il panorama sul Latemar.

La partenza è fissata a Tesero. Dopo 4 chilometri, i più facili di tutta la salita, siamo a Stava dove incontriamo il Centro Fondazione Stava 1985 a testimonianza della tragedia del ’85 quando il crollo del bacino di Prestavel causò la morte di ben 268 persone.

Evitiamo il bivio che porta al passo Lavazè e si prosegue nel bosco, cercando di dosare le forze. La strada è ampia con lunghi rettilinei. La pendenza media è sempre superiore al 10%, fino a dopo l’Alpe.

Durante la salita si incontrano tre gallerie, le prime due evitabili, passando all’esterno, mentre la seconda è da percorrere. All’Alpe di Pampeago arriviamo dopo aver pedalato per un paio di chilometri con pendenza al 12%, poi la carreggiata si restringe e la pendenza scende fino al 9% arrivando al passo. Da ricordare qui il duello tra Marco Pantani e Pavel Tonkov nel giro d’Italia del 1998.

Monte Bondone

Bella salita con partenza della città di Trento, 21,5 km e 1.456 m di dislivello. Una salita composta da tornanti stretti e tratti rettilinei.

La lunghezza impone di affrontare il tratto dosando bene le forze, evitando così di avere delle crisi. Usciti dalla città, salendo, si ha un bellissimo panorama verso la Val Lagarina e la cittadina di Trento.

La salita è resa celebre da Charly Gaul l’8 Giugno del 1956, quando arrivò in cima al Monte Bondone in una giornata caratterizzata da vento forte e neve.

In questo articolo trovate la descrizione della salita.

Fai della Paganella

Undici chilometri e mezzo e 853 metri di dislivello, questi sono i dati salienti della salita. Il punto di partenza è Mezzolombardo, cittadina della piana Rotaliana all’imbocco della Val di Non.

Iniziata la salita ci si trova subito a pedalare nel bosco ed è in questo primo tratto dove si affrontano alcuni ampi tornanti, così precisi che sembrano disegnati con un compasso. Terminato questo tratto boschivo ci troviamo a salire, costeggiando il fianco della montagna. Affrontiamo solo lunghi tratti rettilinei dove bisogna pedalare agili, cercando di salvare la gamba.

La pendenza non sale mai sopra il 7,5%; è, quindi, una salita non troppo dura ma da non sottovalutare. Fai è una terrazza naturale con un panorama incredibile; ai lati il monte Fausior e la Paganella. Fai è una rinomata località sciistica del Trentino. Dal punto di vista ciclistico da ricordare la salita fatta da Eddy Merckx in maglia rosa nel Giro del 1973.

Monte Velo

Partenza da Arco di Trento, poco meno di 13 km e 1.079 metri di dislivello per raggiungere il Passo Santa Barbara.

Una salita che inizia subito con un tratto molto ripido, con punta del 15%, fino in località Gazzi, da dove, poi, si sale con pendenze media dell’8.5%.

Dopo circa 5 km si raggiunge il capitello a Salve Regina dove si ha una visuale sul lago di Garda. Si prosegue e, tra tornanti e tratti rettilinei, si raggiunge la località di Velo dove si può respirare per, poi, affrontare l’ultimo tratto che ci conduce al termine della salita.

Qui potete trovare la descrizione dettagliata dell’itinerario.

vista del lago di garda dalla bici

Salendo al Monte Velo è possibile godere di bellissimi scorci sul Lago di Garda.

Passo Pordoi

Il Pordoi può esser affrontato da due versanti; o dalla val di Fassa, da Canazei (Trentino) o da Arabba, frazione del comune di Livinallongo del Col di Lana (Veneto).

Qui trovate la descrizione con partenza da Canazei, una salita lunga 11,5 chilometri con 846 metri di dislivello mentre in questo nostro articolo trovate la descrizione della salita da Arabba.

La salita inizia dopo la chiesetta di San Floriano, appena fuori dal paese di Canazei. Si sale per un paio di chilometri dove si affrontano 8 tornanti per poi tirare il fiato quando la strada diventa pianeggiante e, sul lato sinistro della carreggiata, troviamo il rifugio Lupo Bianco.

Si prosegue e si arriva ad un bivio dove, a destra, si sale al passo Pordoi, lungo la SR48, mentre, a sinistra, si sale verso il passo Sella, lungo la SS242. Teniamo la destra e raggiungiamo la località Pecol dove, dopo un tratto rettilineo, affrontiamo gli ultimi 3 km che conducono alla vetta in 12 tornanti, dove il bosco lascia spazio ai verdi prati.

Transitiamo davanti all’hotel Gonzaga e Pordoi e, dopo 100 metri siamo al termine della salita. Il passo è una meta classica per i cicloamatori che lo raggiungono nell’evento che coinvolge migliaia di appassionati delle due ruote alla “Maratona delle Dolomiti”. È stato anche più volte arrivo di tappa e gran premio della montagna nella corsa rosa.

Passo Rolle

Il Rolle mette in comunicazione la Valle di Fiemme con la Valle del Primiero. Dalla val di Fiemme lo si raggiunge partendo da Predazzo mentre dal Primiero si parte da Fiera di Primiero. Partendo da Fiera di Primiero la salita è lunga 22,5 chilometri con un dislivello di 1.468 metri e, data la lunghezza, si cerca di salire in agilità, dosando le forze.

Dal punto di partenza ci muoviamo in direzione Siròr, dove la strada inizia a salire. Proseguiamo fino a giungere al paesino di Valmesta, dove continuiamo affrontando lunghi rettilinei fino ad affrontare due tornanti molto vicini tra di loro.

La pendenza aumenta proprio all’inizio del primo tornante arrivando all’8% di media con punte sopra il 10%. Riprendiamo a salire con lunghi rettilinei e pendenza sul 5% fino a giungere a San Martino di Castrozza, situata a 1470 metri. La cittadina è affacciata sulle Pale di San Martino.

Lasciato l’abitato di San Martino affrontiamo alcuni tornanti e, dopo due chilometri, troviamo il tratto con pendenza attorno al 7,5% quindi si spiana e ci troviamo immersi in prati verdi, a cavallo tra i torrenti Travignolo e Cismon, dove si trova l’arrivo con sfondo le Pale di San Martino. Nel 1937 la strada era ancora sterrata e venne percorsa dal giro d’Italia con transito in cima del giovane Gino Bartali in fuga solitaria.

ciclista sul passo pordoi

Il Pordoi, il Rolle e altri passi del Trentino permettono di attraversano le Dolomiti in bicicletta.

Dal versante della Val di Fiemme la partenza è situata a Predazzo. La salita è lunga 20.5 chilometri con 937 metri di dislivello. Le pendenze non sono proibitive difatti la media è circa del 5% e i tratti più impegnativi sono tra il quarto e il sesto chilometro e dal quattordicesimo al sedicesimo, dove la pendenza supera di poco l’8%.

Il primo chilometro dalla partenza è in leggera discesa, poi inizia la vera salita. I primi 5 chilometri sono i più impegnativi fino a giungere ad un pianoro dove si può respirare; ci troviamo nel Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino.

Questa località è famosa perché nei boschi si trova l’abete rosso, usato da Stradivari per la costruzione di violini date le proprietà di risonanza del legno.

Lungo il percorso troviamo il Forte Buso con il lago adiacente, testimonianza della Grande Guerra. Si attraversa il ponte sul torrente Travignolo, quindi, per un chilometro e mezzo si riprende a salire. Mancano quattro chilometri all’arrivo.

Giunti al Rolle ci troviamo immersi tra pascoli e malghe e troviamo anche un monumento dedicato a Gino Bartali che si distinse su queste salite.

Passo Manghen

Il Manghen mette in comunicazione la Valsugana con la Val di Fiemme. I due punti di partenza sono Borgo per la Valsugana e Molina di Fiemme per la Val di Fiemme. Da Borgo la salita è lunga 23 chilometri con un dislivello di 1.670 metri.

La salita non è regolare anzi direi molto discontinua e, per questo, è una salita assai difficile. I tratti più impegnativi si trovano dopo il paese di Telve.

Lasciato l’abitato si entra nella Val Calamento dove la fatica si fa sentire, affrontando tratti che raggiungono le pendenza del 13%. Quattro chilometri con pendenza che varia dall’8 al 13% per, poi, giungere ad un falsopiano dove si può respirare, pronti per affrontare i restanti 7 chilometri all’arrivo, dove la pendenza media è del 10%.

Si sale tra prati e malghe in un panorama davvero suggestivo. Il Manghen è stato inserito alcune volte nel giro d’Italia.

Salendo dalla val di Fiemme si parte da Molina. I chilometri da affrontare sono 16 e il dislivello è di 1.400 metri; è una salita impegnativa. Si parte con pendenze dolci per circa 8 chilometri fino al Ponte delle Stue, dove inizia la vera salita con pendenze fino al 10%.

Nel 1976 il passo Manghen venne percorso dal giro d’Italia e in questa tappa Francesco Moser fece vedere di che pasta era fatto. Il campione di Palù, in valle di Cembra, tenne il ritmo dei migliori e, in discesa, entusiasmò la folla, confermando la sua stoffa di vero campione. Il Manghen è sempre stato un sentiero percorso per secoli da pastori e da venditori ambulanti che viaggiavano attraverso tutto l’Europa e che trovavano nelle malghe un ristoro.

chiesetta e finale del passo manghen in bici

Il passo Manghen collega la Valsugana con la Val di Fiemme ed è lungo 23 chilometri.

Passo Coe

Il passo collega la valle dell’Adige con la Valdastico. La salita inizia a Calliano, nella valle dell’Adige, cittadina poco lontana da Rovereto. 1.522 metri di dislivello e 19,6 km da affrontare. Inizia la salita e si nota subito il maniero, Castel Beseno, che sovrasta la valle.

La strada sale abbastanza ripida e, quindi, dopo circa due chilometri e mezzo, si arriva a Dietro Beseno, dove la strada diventa più pedalabile. Si prosegue in salita, quindi si respira per un breve tratto dove si attraversa una galleria fino al Ponte di Folgaria dove c’è un’altra galleria e si sale. Attraversiamo, salendo con tornanti, Mezzomonte di Sotto e, quindi, si attraversa Mezzomonte di Sopra.

Si continua e si raggiunge l’altopiano di Folgaria, dove si attraversa il centro cittadino per, poi, svoltare alla rotonda, a destra. Leggero tratto in discesa in direzione Francolini da dove, poi, si sale e si arriva nella zona di Fondo Grande, dove si trovano alcuni impianti sciistici.

Si prosegue e, sempre sulla strada principale, si sale con pendenza regolare raggiungendo la località di Fondo Piccolo, proseguendo fino a giungere al valico. Siamo in una conca immersi tra pascoli e boschi. Passo Coe è stata tappa di montagna del Giro d’Italia del 2002, tappa vinta dal russo Pavel Tonkov e maglia rosa del giro sulle spalle del “falco” Paolo Savoldelli.

Sega di Ala

Salita da scalatori puri, i dati fanno paura solo a leggerli; 11 chilometri e 1.300 metri di dislivello. La pendenza media è del 9% ma ci sono tratti dove la pendenza arriva fino al 22%.

Il punto di partenza è a Sdruzzinà di Ala, in val d’Adige. I primi sei chilometri hanno una pendenza media del 10%, con brevi tratti tra il 14-16%. Affrontiamo una serie di tornanti ravvicinati e saliamo di quota; ci troviamo, ora, a quasi 800 metri. Il panorama sulla valle dell’Adige è qualcosa di unico.

Attraversiamo una breve galleria, trovando, poi, l’unico tratto pianeggiante di tutta la salita, solo 500 metri, che ci permettono di respirare e ci troviamo, ora, al settimo chilometro. Mancano 3.000 metri all’arrivo, i chilometri più duri con una pendenza media dell’11,5% ma con punte che arrivano fino al 22%.

Affrontato questo tratto ci troviamo in località Sega di Ala, sull’altopiano della Lessinia. Proseguiamo in agilità e senza difficoltà; siamo al Passo delle Fittanze che mette in comunicazione il Trentino con il Veneto.

Passo Durone

La salita che conduce al Durone non è difficile; i chilometri per raggiungerlo sono 10 e i metri di dislivello sono 613. Si parte da Ponte Arche e s’inizia a salire con pendenza del 6%, quindi si affrontano un paio di chilometri dove la pendenza massima arriva al 9%.

Arriviamo a Santa Croce del Bleggio, dove attraversando il piccolo borgo, ritroviamo i riti della storia contadina e religiosa. Proseguiamo fino all’abitato di Cavrasto e, quindi, raggiungiamo la località di Marazzone; ora riprendiamo a salire verso il passo.

Il panorama è davvero molto suggestivo e particolare: verso nord lo scenario delle Dolomiti di Brenta e i ghiacciaI dell’Adamello e Presanella. Il giro d’Italia, il giro di Polonia e il giro del Trentino transitarono sul passo alcune volte.

Passo Mendola

Il passo è posto a confine tra il Trentino e l’Alto Adige e mette in comunicazione l’alta Val di Non con Bolzano e si trova a pochi chilometri a sud del Passo Palade, che collega la Val di Non a Merano. La salita è lunga 15 km e ha un dislivello di 666 metri. Inizia nel centro del paese di Brez, in Val di Non.

Il primo chilometro è quasi pianeggiante, quindi si affronta un tratto di due chilometri con pendenza attorno al 7%. Dopo questo tratto si riprende a pedalare in scioltezza per circa tre chilometri.

Ci troviamo nell’Alta Val di Non, zona dove si svolgeva il trofeo Melinda. Dal sesto al decimo chilometro la pendenza non è mai eccessiva e si pedala con tranquillità fino al passo che collega la Val di Non con Bolzano e la valle dell’Adige.

Ora la strada sale in mezzo al bosco, una decina di tornanti dove la pendenza nel tratto centrale è attorno al 16% anche se la media si aggira attorno al 10%. Prima di giungere in cima troviamo un falsopiano che permette di respirare. Il panorama è stupendo; la vista si perde tra le montagna come le Dolomiti, l’Adamello e l’Ortles-Cevedale.

panorami del passo della mendola in bici

Il passo della Mendola collega Trentino e Alto-Adige attraversando la Val di Non.

Passo del Tonale

Il Passo del Tonale mette in comunicazione la val di Sole e l’Alta Val Camonica. La salita inizia ad Ossana, è lunga 15 chilometri ed ha un dislivello di 900 metri, con pendenza media del 6%.

Si parte e, per circa due chilometri, si sale regolari fino all’inizio dell’abitato di Vermiglio. Qui la pendenza aumenta, difatti ci troviamo ad affrontare i chilometri più duri. Pedaliamo e, dopo circa nove chilometri dalla partenza, si notaNO, a sinistra, i reperti della Grande Guerra con il forte Strino.

Continuiamo e affrontiamo un secondo tratto di circa un chilometro con pendenza che si fa sentire, per fortuna il tratto è corto. Mancano due chilometri all’arrivo e la strada ha una pendenza di poco superiore al 3%. Si sale agili con vista sul ghiacciaio della Presanella.

Raggiunto il passo si trova, sul lato destro, il sacrario militare, una cripta che custodisce i loculi dei caduti durante la guerra.

Qui il giro d’Italia è passato alcune volte tra cui nel 2010 fu arrivo di tappa con vittoria dello svizzero Johann Tschopp e fu anche l’ultimo giro corso dal trentino Gilberto Simoni.

Madonna di Campiglio

Madonna di Campiglio evoca ai ciclisti il ricordo di Marco Pantani nella tappa del giro d’Italia. La salita mette in comunicazione la Val Rendena con la Val di Sole. Si parte da Pinzolo; la salita è lunga 15,6 chilometri con un dislivello di 1.000 metri, una bella salita.

I primi chilometri dal punto di partenza hanno una pendenza del 6%. Si costeggia il versante della valle, quindi, a meno di due chilometri dall’abitato di Sant’Antonio di Mavignola, la strada sale più decisa per altri cinquemila metri.

Si pedala tra il bosco e i prati e affrontiamo alcuni tornanti ben disegnati al termine dei quali finisce il tratto impegnativo. I restanti due chilometri sono abbastanza facili, la pendenza si aggira attorno al 2%.

Madonna di Campiglio è la perla delle Dolomiti di Brenta, attorniata da alte vette mete di arrampicatori che hanno scoperto il piacere e la fatica di aprire nuove vie in Brenta.

Campionissimi Palù di Giovo

Breve ma intensa salita quella che da San Michele all’Adige porta a Maso Roncador nel comune di Giovo; 6,4 chilometri e 455 metri di dislivello. La salita termina nella terra natale dei fratelli Aldo e Francesco Moser e anche di Gilberto Simoni. Si parte e subito si capisce che è una salita da affrontare con particolare attenzione.

I primi due chilometri hanno una pendenza media sopra l’8% ma si trovano anche tratti che superano il 12%. Si sale e possiamo ammirare il fiume Adige in mezzo alla valle e l’edificio dell’Istituto Agrario di San Michele, fiore all’occhiello del Trentino, oggi Fondazione Mach.

Raggiunto l’abitato di Faedo si gira a destra e la pendenza diminuisce; si prosegue ancora immersi in un paesaggio rurale che racconta la storia di questa valle. Al bivio per Vela siamo al quarto chilometro dalla partenza e la strada riprende a salire. Raggiunto l’abitato di Ville mancano 500 metri per giungere a maso Roncador, tratto dove la pendenza è dell’8%.

Palù di Giovo è poco distante dall’arrivo ed è lì che è nata la famiglia Moser e quella di Gilberto Simoni.

Menador

Per chi va in bici è sicuramente una delle strade più belle del Trentino. Fu costruita dagli austriaci ed è chiamata anche strada dei Kaiserjäger, nome che descrive il reparto di fanteria leggera dell’esercito imperiale austriaco prima e austro ungarico poi.

Da Caldonazzo, cittadina della Valsugana, conduceva alle fortificazioni di Lavarone e di Vezzena. Una bella salita di solo 8 km con 778 metri di dislivello. La pendenza è sempre sopra il 9% e in alcuni tratti sfiora il 13%, quindi il consiglio è di salire in agilità.

La salita è fin dall’inizio impegnativa. La strada risale la stretta valle sul fianco. Si percorrono due gallerie che sono un capolavoro di ingegneria edile considerato il periodo in cui furono costruite.

Al tornante Belvedere ci si ferma per ammirare i laghi di Caldonazzo e di Levico e i paesi della Valsugana. Il contachilometri segna 8 chilometri; siamo, ora, alla fine della salita e ci troviamo nella terra dei Cimbri.

Pejo Fonti

La salita è lunga 9,75 km con un dislivello di 444 metri. Il percorso si può suddividere in due tratti. Il primo percorre la val di Pejo fino al paese di Cogolo mentre il secondo sale a Pejo Fonti, arrivo di tappa del giro d’Italia del 2010.

Si sale per sei chilometri con sfondo il Monte Vioz, 3.644 metri. A Cogolo mancano solo 3,5 chilometri all’arrivo che sono i più impegnativi, perché, la pendenza arriva fino al 12%.

Una serie di tornanti e giungiamo a Pejo Fonti, nota stazione termaleIl primo tratto è quello più pedalabile mentre il secondo è più impegnativo. Si parte da Ossana e ci si trova subito nella val di Pejo, valle che si trova nel parco naturale dello Stelvio e comprende l’intero massiccio montuoso dell’Ortles-Cevedale.

passi e salite trentine in bicicletta

I passi da percorrere in bicicletta in Trentino sono molto vari, sia per difficoltà sia per tipologia di paesaggio

Polsa

Diciannove chilometri e 1.002 metri di dislivello sono i dati della salita. Dato il chilometraggio e il dislivello, non è una salita impegnativa ma va affrontata con calma e agilità.

Si parte da Mori e si prosegue in direzione lago di Garda, svoltando, poi, a sinistra direzione Polsa di Brentonico. Il primo tratto di 9 chilometri conduce all’abitato di Brentonico. La pendenza media va dal 6 all’8%, quindi una salita pedalabile.

Si prosegue ancora per circa 4 km con una breve discesa. Dopo alcuni strappi improvvisi siamo a Prada. Inizia qui la salita e, dopo circa 3 km, si trova il tratto più duro, con pendenza che segna il 10%.

Qualche tornante permette di riprender fiato ma la strada è in continua salita fino all’arrivo a Polsa, località del Monte Baldo. Da ricordare nel 2013 la cronoscalata Mori-Polsa al giro d’Italia con il successo di Vincenzo Nibali, che in quell’anno vinse anche il Giro.

Vetriolo

Levico Terme, comune della Valsugana, è il punto di partenza della salita per raggiungere Vetriolo, 13 km e 1.000 metri di dislivello. È una salita che non concede respiro, quindi va affrontata con testa e agilità.

I primi 3 km dalla partenza sono facili, pedalabili, ma giunti al primo tornante, la strada sale con pendenze che si aggirano tra il 7-8% fino a punte superiori al 10%. Salendo siamo attorniati da montagne cariche di storia del conflitto del 1915-1918.

Vetriolo è un importante centro termale grazie alle acque arsenico-ferruginose e qui si possono ammirare i fasti di un tempo legati agli Asburgo che si ritempravano in questa località.

Nel 1988 l’americano Andrew Hampsten al giro d’Italia vinse la cronometro individuale e fu il primo ciclista extraeuropeo a vincere il Giro.

Panarotta

I chilometri da percorrere, partendo da Pergine Valsugana, sono 15,15 e i metri di dislivello sono 1.243. Questa salita presenta caratteristiche simili all’Alpe d’Huez.

Serve allenamento ed esperienza per affrontarla nel migliore dei modi. Si parte dal bivio all’uscita di Pergine, in località Assizzi.

Per i primi 5 km la strada sale senza interruzione con pendenze attorno all’8%. All’altezza del piccolo abitato di Vignola la salita ci dà un po’ di respiro, quindi si continua con pendenze verso l’8% fino in località Compet, dove si arriva ad una quota di 1300 metri. Da questo punto mancano ancora 5 km su strada larga e regolare.

All’arrivo si nota un pannello in metallo che evidenzia le analogie tra la salita della Panarotta e quelle dell’Alpe d’Huez. La zona reca tracce della Grande Guerra, proprio qui vi fu il fronte di difesa dell’impero austroungarico.

Gardeccia

La salita è lunga 6,2 km per un dislivello di 628 metri. La salita al Gardeccia è breve ma con pendenze severe.

Si trovano muri al 17% e una pendenza media del 10%. Si parte da Pera di Fassa e già il primo chilometro ci avverte di salire con agilità, senza forzare la gamba. In questo primo tratto arriviamo a punte del 16%, che si sentono sulle gambe.

A Baita Regolina la strada si restringe e la pendenza si fa sentire con alcuni strappi che sono assai impegnativi. Due tornanti avvertono che stiamo per affrontare il tratto più duro; un rettilineo di solo 1 km ma con pendenze che arrivano al 17%. Terminato questo tratto la salita si addolcisce e siamo all’arrivo, immersi nelle Torri del Vajolet.

Nel 1976, al Giro d’Italia, su questa salita Gimondi perse la maglia rosa che poi riprese, vincendo il Giro.

Passo Daone

La salita inizia a Preore, 8 km con quasi 800 metri di dislivello. Una salita dura con pendenza media del 9%. I metri di dislivello sono 767, dai 530 metri di Preore ai 1297 di Passo Daone.

Ci troviamo in una zona del Trentino molto bella, le Giudicarie, circondate dai gruppi montuosi delle Dolomiti di Brenta e dell´Adamello.

Si sale verso Montagne, la strada inizia a salire con tratti che arrivano anche al 12%. Il tratto duro si trova dopo quattro chilometri dalla partenza, quando si entra nell’abitato di Larzana. Per un breve momento la pendenza è del 14%.

Usciamo dal paese e si respira per poche centinaia di metri quindi si riprende a salire e l’ultimo chilometro sembra non finire mai. La pendenza è sempre superiore al 10%.

Capanna Durmont indica che il passo è vicino e che la salita è terminata.

Questa salita fu percorsa durante il Giro del 2015, nella tappa con partenza da Marostica.

A proposito dell'autore

Abito ad Arco di Trento, mecca della bici a 360°. Unisco la passione della bici al mio lavoro di cartografo e di rilevatore GPS di itinerari bici e trekking. Ho scritto due guide, una di mountain bike e l'altra di cicloturismo.