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Il Passo Duran si trova alle porte delle Dolomiti ed è stato percorso al Giro d’Italia innumerevoli volte nei famosi tapponi dolomitici.

Meno lungo rispetto ai più blasonati passi della zona, ha una pendenza da salita “vera” che lo rende un ottimo test per verificare se le gambe in salita girano, oppure è un itinerario adatto a chi non ha molto tempo a disposizione.

tratto finale del passo Duran da Agordo

Dove si trova il passo Duran

Il passo Duran si trova in provincia di Belluno in Veneto e divide la valle di Agordo da quella di Zoldo. Il valico è posto nelle vicinanze del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e separa il gruppo montuoso del Moiazza con quello del San Sebastiano.

È situato a quota 1.600 metri slm e dal passo si gode di una meravigliosa vista sul Pelmo, l’Antelao e l’Agner.

panorama di Agordo e il passo Duran

Il nostro itinerario visto dal Col di Luna: nel fondo valle Agordo e, salendo a destra, La Valle Agordina; il passo Duran si trova al centro della foto, tra Il Moiazza (sx) e il San Sebastiano (dx).

Come raggiungere il passo Duran

Per chi vuole affrontare il passo dal versante agordino, il punto di partenza consigliato è Agordo. Comune di 4.000 abitanti e sede della multinazionale Luxottica, Agordo si raggiunge in circa mezz’ora da Belluno percorrendo la Strada Regionale 203 Agordina (45 minuti dall’uscita di Cadola dell’A27). Chi arriva da nord dovrà sempre transitare lungo la stessa statale in direzione opposta, impiegando 30 minuti circa da Caprile e 45 minuti da Arabba.

Per il versante zoldano consigliamo la partenza da Dont. Piccolo paese famoso per il gelato, Dont è facilmente raggiungibile in circa 30 minuti da Longarone, punto di arrivo dell’A27 d’Alemagna Venezia-Belluno.

mappa dell'itinerario del Duran da Agordo

Dati altimetrici della salita al passo Duran da Agordo

La salita al passo Duran da Agordo è lunga poco più di 12 km e permette di superare un dislivello di 1.000 metri esatti. L’ascesa non presenta tratti particolarmente duri (pendenza massima del 15% in un tratto molto breve) ma, dopo aver superato La Valle, si sale costantemente con pendenze che dal terzo chilometro fino quasi al decimo non scendono sotto il 7,6%.

La pendenza media complessiva è infatti del 7,9% e per rifiatare bisogna aspettare gli ultimi due chilometri dove questa scende notevolmente.

altimetria della salita al passo Duran da Agordo

Descrizione della salita al passo Duran da Agordo

Siamo saliti al passo Duran in una bella giornata feriale di giugno, con temperature non troppo elevate. Questo passo è tra i meno frequentati della zona delle Dolomiti ma, se ne avete la possibilità, vi consigliamo di percorrerlo durante la settimana per evitare il traffico di auto e soprattutto di moto. Noi fortunatamente in tutto il tragitto abbiamo incontrato non più di 10 macchine, pedalando in silenzio e godendoci il panorama al massimo.

Trattandosi di un giro piuttosto corto e di una giornata con tempo caldo e stabile, rileggiamo i consigli per pedalare in estate e decidiamo di partire leggeri: mini-kit di riparazione, smanicato antivento per la discesa, borraccia piena d’acqua, uno sport gel e crema solare.

centro storico di Agordo, partenza del giro verso il Duran

Dopo aver parcheggiato nei pressi degli impianti sportivi, raggiungiamo il centro di Agordo ammirando la villa veneta Crotta-De Manzoni e l’ottocentesca chiesa con due campanili di Santa Maria Nascente. Sullo sfondo, a vegliare su tutta la valle del Cordevole, la parete sud della Marmolada.

Dopo aver percorso alcuni vicoli del paese imbocchiamo la strada che porta al passo Duran. Giusto due chilometri per scaldare un po’ la gamba e la salita comincia a farsi impegnativa: dopo un leggero tratto in discesa il ciclocomputer ci dice che siamo già oltre al 10%.

inizio della salita in bici al passo Duran

Parlando su quante volte i professionisti del Giro abbiano percorso questa salita per poi affrontare altri 2, 3 o addirittura 4 passi, arriviamo a La Valle Agordina; attraversiamo il paese e raggiungiamo un lungo rettilineo in falso piano che ci permette di rifiatare.

Terminato il tratto dritto, la strada riprende a salire e decidiamo di tenere un rapporto molto agile: siamo solo all’inizio ed è meglio gestire al meglio le energie. Tra prati verdi e piccole frazioni manteniamo il nostro ritmo e cominciamo ad affrontare le prime curve in salita.

Per 700-800 metri la pendenza non scende sotto al 9%, tralasciamo le chiacchiere e ci limitiamo ad ammirare le cime della catena del San Sebastiano e il castello di Moschesin che incombono sulla valle.

il San Sebastiano visto salendo al Duran

La salita non ci da tregua, il caldo nemmeno: attorno a noi si estendono boschi di abeti e larici ma il bordo della strada è libero dalla vegetazione e siamo costretti a pedalare sotto il sole. Pur essendo avendo superato i 1.000 metri di quota il caldo ci assale e usiamo spesso l’acqua della borraccia per idratarci e bagnarci la nuca.

Poco oltre i 4,2 chilometri della partenza uno dei tratti più duri: per qualche centinaio di metri la pendenza supera il 13% per poi ritornare a circa il 9%.

Qualche tornante ci permette di rifiatare un po’ e in alcuni punti la vegetazione fa il suo dovere e ci ripara dai raggi del sole.

Raggiungiamo un trio di cicloturisti tedeschi attempati con le biciclette cariche di borse procedono a un’andatura lentissima. Il mio compagno di pedalata è Mario, titolare del noleggio di MTB ed ebike del Nevegal e, dopo esserci complimentati con loro, ci domandiamo se in questi casi non sia meglio scegliere il cicloturismo elettrico utilizzando delle ebike.

Continuiamo a pedalare mantenendo un rapporto molto agile, le fatiche non sono ancora finite. Mentre il panorama si amplia sulla sinistra verso il Moiazza, ci troviamo ad affrontare un lungo tratto di quasi un chilometro sopra l’11%.

Tra la fatica e l’assenza di veicoli proseguiamo in silenzio lungo la strada ampia e in buone condizioni. Approfittiamo di un tratto leggermente più facile per assumere l’integratore gel che si siamo portati così da avere più energia per affrontare l’ultimo tratto impegnativo.

cartello con la pendenza massima del passo Duran

Il tratto più impegnativo: qui è bene concentrarsi sulla pedalata rotonda e sul respirare correttamente e a fondo.

Davanti a noi le pareti del Moiazza e un cartello stradale che perentorio ci avvisa della pendenza che dovremo affrontare: 15%.

È l’ultima fatica, scaliamo marcia e mettiamo forza sui pedali. Il tratto al 15% è abbastanza breve, in precedenza avevamo dosato bene le nostre forze e lo superiamo senza troppi affanni.

Superata una curva verso destra la strada magicamente spiana, o almeno così ci sembra: inizia un tratto al 2-4% e dopo le pendenze affrontate sembra di pedalare in piano. Qui la vegetazione si fa meno fitta lasciando spazio a numerosi prati che, vista la stagione, troviamo fioriti.

Ai bordi della strada notiamo spiazzi utilizzati dagli escursionisti per parcheggiare le macchina: da qui partono diversi sentieri che si addentrano nella catena del San Sebastiano.

ultimi chilometri pianeggianti del passo Duran

Negli ultimi 2 chilometri le pendenze sono molto dolci.

Salendo ancora l’orizzonte si amplia e riusciamo a scorgere le montagne che sovrastano la vallata agordina.

Abbiamo ormai superato i 1.500 metri di quota, l’aria è più fresca e qualche facile tornante tra verdeggianti prati ci porta agevolmente verso la fine della nostra fatica.

Ormai vediamo il classico cartello marrone con il nome del passo. Avvicinandoci si apre innanzi a noi il sipario su alcune delle più belle cime delle Dolomiti: tra tutte spiccano sulla sinistra il profilo del “trono del Padreterno”, il Pelmo, e sulla destra il “Re delle Dolomiti”, l’Antelao.

In prossimità del passo sono presenti due rifugi/ristorante, il “C. Tomé” e il San Sebastiano, dove si può anche pernottare. Nel prato circostante è stata eretta negli anni Settanta una piccola chiesetta in cui la seconda domenica di agosto si celebra la festa degli Alpini.

In estate dal passo Duran partono numerosi sentieri che, oltre a classici itinerari da trekking, portano alle numerose vie di arrampicata sulle pareti del Moiazza o all’attacco della ferrata Costantini, considerata una delle più difficili dell’arco alpino.

In inverno è invece possibile praticare scialpinismo, uno delle discipline individuate dal nostro Davide Allegri per l’allenamento cross-training.

panorama verso le Dolomiti dal passo Duran

Ci fermiamo per una meritata birra, apprezzando la frescura dei 1.600 metri e ammirando il maestoso Agner che con la sua mole domina Agordo e la moltitudine di paesini del basso agordino.

Indossiamo nuovamente casco, occhiali e gilet antivento e rimontiamo in sella pronti per la discesa. Il traffico veicolare continua a essere praticamente nullo e, come avevamo notato salendo, il manto stradale è in ottime condizioni.

La discesa è divertente e non particolarmente difficile: non ci sono né curve cieche né tratti particolarmente tecnici. Molto velocemente arriviamo a La Valle, attraversiamo il paese moderando la velocità per poi ridiscendere fino ad Agordo.

Il passo Duran al Giro d’Italia

Il passo Duran è il passo delle Dolomiti più vicino alla pianura e questo è uno dei motivi per cui è stato percorso numerose volte dai corridori Giro d’Italia.

Spesso è stato inserito come primo valico di un tappone dolomitico da oltre 3.000 metri di dislivello e quindi raramente sulle sue strade si sono consumati duelli decisivi.

Di recente il passo Duran è stato scalato nel 2012 nella Falzes-Cortina e nel 2005 durante la Marostica-Zoldo Alto con vittoria di tappa di Savoldelli che quell’anno vinse anche la Corsa Rosa.

Itinerari alternativi o collegati al passo Duran

Il passo Duran è abbastanza corto (12,5 km partendo da Agordo e 8,6 km da Dont) e la tentazione è quella di inserirlo in un giro più ampio. Purtroppo i valichi più vicini distano diversi chilometri e di conseguenze gli itinerari collegati diventano lunghi e impegnativi.

Quello più abbordabile è percorrere un anello attorno al Civetta, affrontando anche il passo Staulanza (in totale 70 chilometri agevolati da una discesa finale di oltre 35 km).

panorama del passo Duran sulle Dolomiti all'alba

Il passo Duran visto all’alba da Sagron Mis; le Dolomiti offrono moltissimi itinerari e panorami spettacolari.

I più allenati, oltre alla Staulanza, potranno cimentarsi in un vero tour de force affrontando prima il Passo Giau e poi il Passo Falzarego per ritornare così nella valle del Cordevole; in questo caso i chilometri salgono a 116 e soprattutto aumentano notevolmente i metri di dislivello positivo: 3.900.

Massacrante l’alternativa Duran-Staulanza-Pordoi-Fedaia passando per Arabba e Canazei: 138 km e 4.400 metri di dislivello. Ovviamente per chi ha a disposizione più giorni e sta trascorrendo una vacanza in bicicletta nelle Dolomiti, le possibilità si ampliano ulteriormente.

Per chi non vuole esagerare c’è sempre il classico Duran-Duran: salita da un versante, discesa dall’altro e viceversa (attenzione alla discesa verso Dont: in alcuni punti la strada è stretta).

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A proposito dell'autore

Alle pendici del Nevegal ha imparato ad andare in mtb per poi trasferirsi in città: prima a Roma dove ha avviato un'attività di bike tour (@gigiBicicletta) e ora pedala per Milano