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L’australiano Matthew Hayman vince in volata. Soffiando a Tom Boonen la quinta, leggendaria vittoria. Cancellara cade, Sagan soltanto 11°. Riviviamo il finale.

Una gara bellissima, spietata, intensissima. Questa in sintesi la Parigi-Roubaix 2016. Condizionata dalle cadute, certo, ma con un finale, davvero, mozzafiato. Forse uno dei più belli di sempre.

Ad aggiudicarsi la Regina delle Classiche, è una volata a quattro. Potrebbe vincere chiunque. Ma alla fina la spunta l’australiano, Matthew Hayman. 38 anni il prossimo 20 aprile, della Orica Greenedge.

Dopo aver provato a turno a staccarsi, nel velodromo di Roubaix entrano Tom Boonen, Ian Stannard, Sep Vanmarcke e Matthew Hayman. I magnifici quattro.

Ed è proprio quest’ultimo a spuntarla, beffando Tom Boonen, il belga specialista di questa corsa. Per Boonen sarebbe stata la quinta vittoria infatti. Il record assoluto. Nessuno ci è mai riuscito: Boonen divide il primato di 4 Roubaix vinte con il connazionale Roger De Vlaeminck, storico rivale di Francesco Moser. Ma non ce l’ha fatta. Si è trovato di fronte lo scatto forse più brillante dell’australiano Hayman.

La cosa che sorprende di questa Parigi-Roubaix resta che a giocarsela siano stati due veterani, quasi dei vecchietti, ormai prossimi al ritiro.
Niente Sagan, attardatosi presto, né Cancellara, vittima di una brutta e sfortunata caduta sul pavé a 49 km dal traguardo.
Nessuno dei due favoriti, seppur per motivi diversi, è riuscito a rientrare. Fuori dai giochi.

Prima della volata finale nel velodromo, i fuochi d’artificio. Ci aveva provato Sep Vanmarcke a fare il vuoto. Nel tratto di pavé denominato “Carrefour de l’Arbre”, uno dei più noti qui all’Inferno del Nord. Ma era subito stato ripreso.
Finale a scatti e controscatti. Ci provano tutti, prima Stannard, poi di nuovo Boonen, poi ancora Stannard. Momenti di grande ciclismo.

Si entra nel velodromo, suona la campana dell’ultimo giro. Battaglia a quattro sul filo di lana e poi a due. Boonen rimane prima chiuso, poi prova a dare la zampata decisiva. Sembra farcela. Ma è solo un’illusione, seppure bellissima. Niente da fare, a spuntarla è Hayman. L’australiano taglia il traguardo incredulo con gli occhi fuori dalle orbite.

Il viso un maschera di fango, polvere e dubbi: “Ho vinto davvero?”.

Momenti toccanti per l’ingresso in pista di Cancellara. La folla lo accoglie con un applauso da brividi. Lui contraccambia, qui è di casa (ne ha vinte 3 di Parigi – Roubaix).

In conclusione, doveva essere Sagan-Cancellara. È stato Hayman – Boonen. Ma che spettacolo.

ORINDE D’ARRIVO

1. Matthew Hayman (Aus, Orica) 257,5 km in 5.51’53″

2. Tom Boonen (Bel, Etixx)

3. Ian Stannard (Gb, Team Sky)

4. Vanmarcke (Bel)

5. Boasson Hagen (Nor) a 3″

6. Haussler (Aus) a 1’00″

7. Sieberg (Ger)

8. Saramotins (Let)

9. Erviti (Spa) a 1’07″

10. Petit (Fra) a 2’20″

11. Sagan (Svk)

32. Marcato a 7’12″

33. Puccio

38. Moscon a 7’26″

40. Cancellara (Svi) a 7’35″

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A proposito dell'autore

Classe '72, scrittore, giornalista, blogger: le sue "Confessioni di un ciclista pericoloso" sono uno dei blog più letti dai ciclisti milanesi. È stato direttore editoriale di Bike Channel, il primo canale dedicato al ciclismo in onda su Sky ed è autore di 2 libri: "Il carattere del ciclista" (Utet 2016, in uscita nel 2017 anche in Olanda) e "Ma chi te lo fa fare – Sogni e avventure di un ciclista sempre in salita" (Fabbri 2014). Socio di UpCyle, il primo bike cafè restaurant d’Italia, soffre di una dipendenza conclamata per le salite alpine sopra i 2000 metri.