Il doping è una fra le peggiori piaghe dello sport odierno. Ogni giorno, infatti, numerosi ragazzi e ragazze sono indotti ad assumere qualche sostanza nel tentativo di migliorare le proprie prestazioni sportive non rendendosi conto, in diversi casi, di autocondannarsi a una vita piena di sofferenza per sé e per i propri cari.

A tal proposito, la redazione di strada.bicilive.it ha posto alcune domande al professor Alessandro Donati (da tutti conosciuto come “Sandro”), indomito condottiero nella lotta contro il doping e scrittore dei due volumi: “Campioni senza valore” (ed. Ponte alle Grazie, 1989) e “Lo sport del doping” (EGA-Edizioni Gruppo Abele, 2012).

Il professor Sandro Donati impegnato durante una delle sue conferenze sulla battaglia contro il doping nello sport e nel ciclismo

Il professor Sandro Donati (foto di By Play the Game from Coventry – CC 2.0 – Wikimedia Commons)

Con lui (per chi non lo conoscesse, è stato allenatore della nazionale italiana di atletica leggera, capo del settore Ricerca e Sperimentazione del CONI e consulente della World Anti-Doping Agency) abbiamo trattato svariate tematiche, tra cui la prevenzione verso i giovani, i limiti dell’attuale legge, il ruolo del passaporto biologico e la durata delle sanzioni.

Sperando che questi temi possano smuovere l’interesse di molti di voi, vi esponiamo il testo dell’intervista rilasciata dal professor Donati.

Prevenzione al doping: giovani, adulti significativi e corsi sulla componente etica e medico-biologica

Riccardo Tempo: “Buongiorno professore. Una tematica di grande interesse all’interno della lotta al doping riguarda la prevenzione verso i giovani per far sì che scelgano la via sana e pulita della pratica sportiva. A riguardo di ciò, quali sono i suoi consigli su come far comprendere a un giovane l’importanza della pulizia e, di conseguenza, il male del doping?“.

Sandro Donati: “Buongiorno a lei. Innanzitutto, dobbiamo partire dal contesto. Solitamente tendiamo a vedere il soggetto praticante, cioè il giovane sportivo, come attore unico senza dare perciò troppo peso a coloro i quali gli stiano attorno. Queste persone, da me definite come adulti significativi, possono essere gli allenatori, i medici, i dirigenti, i massaggiatori e i familiari e, a seconda delle occasioni, potrebbero avere un ruolo positivo o negativo. Bisogna dunque chiedersi quale sia la propensione di questi adulti significativi verso il doping piuttosto che verso un’attività pulita e, a seconda della loro propensione, il giovane risulterà probabilmente condizionato. Perciò, come primo punto, è fondamentale la creazione dell’ambiente giusto intorno al ragazzo o alla ragazza.”

RT: “Come si potrebbero muovere le federazioni sportive a favore della prevenzione?“.

SD: “Le federazioni sportive non hanno mai creato uno staff di adulti significativi decisi a cambiare l’attuale sistema sportivo. Le federazioni avrebbero dovuto istituire, oltre ai corsi tecnici, anche corsi sulla componente etica e medico-biologica in modo da completare la formazione degli allenatori e non solo. Per esempio, a proposito della parte medico-biologica notiamo come esistano varie sostanze utilizzate dagli sportivi non ancora inserite nella lista doping della WADA (World Anti-Doping Agency, ndr). Tra queste, recentemente, è emerso il caso del Meldonium. Inoltre occorrerebbe in tutte le Federazioni far firmare una carta d’impegno etico non solo agli atleti, ma anche ai dirigenti sportivi e agli allenatori nazionali. Riassumendo questi concetti a proposito della prevenzione, risulta fondamentale la combinazione fra la tutela dell’integrità della salute del giovane e la proposta di un’attività fisica sostenibile da parte di quest’ultimo.”

RT: “E se un giovane fosse avvicinato da una persona che gli proponesse di doparsi, come dovrebbe reagire?“.

SD: “Su questa domanda, passerei direttamente al suo sport, cioè il ciclismo. Oggi, nel ciclismo c’è una situazione di calmieramento del doping e, dunque, grazie a questa migliore condizione rispetto al passato, un giovane potrebbe rispondere così a questa persona: <<Scusi, prima di propormi il doping, pongo io a Lei una domanda: ma lei conosce la metodologia d’allenamento? Ah, non la conosce? Allora lei è un ignorante!>>. Ponendo l’attenzione degli atleti sull’implicita ignoranza di coloro che propongono il doping, si diminuirebbe la probabilità che cadano nella trappola.”

Legge antidoping, controlli antidoping, passaporto biologico e sanzioni

RT: “Dal ruolo della prevenzione spostiamoci al sistema attuale dei controlli antidoping. Qual è, secondo lei, il limite maggiore?“.

SD: “Il sistema sportivo dev’essere “alleggerito” dal compito di gestire i controlli antidoping, anche perché è assurdo che lo sport controlli se stesso. Gli organismi di controllo devono essere neutrali, agenzie terze. Se l’ambiente sportivo sapesse di non poter più contare su un sistema autoreferenziale e compiacente, “magicamente” diventerebbe più attento e timoroso e dismetterebbe le pratiche del doping.”

RT: “Il passaporto biologico è risultato un importante strumento di lotta al doping nel ciclismo, pur possedendo alcuni limiti. Quale passo in avanti dovrebbe essere compiuto per perfezionarlo?“.

SD: “Innanzitutto, bisogna ammettere come il ciclismo abbia avuto i massimi meriti nello sviluppo del passaporto biologico. Passando al lato scientifico, il problema consiste nel suo attuale orientamento esclusivo verso il cosiddetto doping di resistenza (Epo, emotrasfusioni…) senza tenere invece conto di parametri orientati anche verso quello della potenza muscolare (Gh, testosterone…). Tanto più che, attualmente, i laboratori antidoping non riescono a rilevare l’ormone della crescita (o Gh). Perciò, il passaporto biologico andrebbe implementato con nuovi parametri ricollegabili a eventuali assunzioni di farmaci che influenzano la forza. Su ciò, lei pensi che già nel 1999, io e il professor Pasquale Bellotti mettemmo su uno studio in itinere per il CONI riguardante gli ormoni anabolizzanti e, credo, che nel giro di 2-3 anni avremmo potuto perfezionarlo e ottenere ottimi risultati. Ma il CONI si preoccupò solo di chiudere la nostra Commissione e non ne fu fatto nulla.”

RT: “Quali sono invece i limiti della legge n. 376/2000 (sulla disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping)?“.

SD: “La legge andrebbe migliorata per risultare più efficace riguardo al traffico di sostanze dopanti e, di conseguenza, sulla regolazione della produzione del mercato farmaceutico, senza scordare i siti Internet che vendono le sostanze. Inoltre la legge prevedeva già nel 2000 che i controlli antidoping dovessero essere in mano non al sistema sportivo, ma al sistema sanitario nazionale. A tal proposito, in un nuovo eventuale testo di legge bisognerebbe indire un’agenzia nazionale antidoping indipendente.”

RT: “Che cosa ne pensa invece di un possibile inasprimento delle sanzioni?“.

SD: “Il discorso sulle sanzioni dovrebbe essere chiaro per tutti: bisognerebbe inasprire le pene per i soggetti circostanti come allenatori, medici, dirigenti e massaggiatori e diminuirle nei confronti di quegli atleti che scelgano di testimoniare contro i suddetti.”

RT: “Grazie, professore.”

SD: “Grazie a voi.”

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A proposito dell'autore

Ha gareggiato per diverse stagioni nel mondo dell'atletica leggera come velocista prima di dedicarsi al ciclismo amatoriale. Grande appassionato di storia e di cultura sportiva, ha intrapreso la carriera giornalistica dopo la laurea in Lettere e ha fondato il team dilettantistico Fondocorsa assieme ad alcuni amici. In estate potreste trovarlo su Stelvio e Gavia, ma la salita non è proprio la sua specialità migliore.