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In questi giorni ha aperto a Milano, in via Felice Cavallotti, a due passi da Duomo e San Babila, il Bianchi Café & Cycles.

Bianchi, il marchio di bici noto in tutto il mondo con una storia davvero leggendaria, ha aperto un “café” a Milano. Mi è capitato di parlarne con alcuni amici che, stupiti, mi hanno chiesto: “Perché, adesso Bianchi apre pure i bar?”.

No, non si tratta di un “bar”, è un “concept store”.

Naturalmente per qualcuno pure il significato di concept store è ancora poco chiaro.
L’obiettivo del Bianchi Café & Cycles e di un concept store è quello di permettere, a chi lo visita, di vivere un’esperienza, di essere circondato da oggetti, immagini, colori, architettura e prodotti che hanno un filo conduttore tra loro, un qualcosa che li lega, hanno un determinato stile e qualità che li avvicinano, che li rendono un tutt’uno in quel contesto, capaci di suggestionare i sensi.

Bianchi Cafè & Cycle a Milano, non è il primo

Il Bianchi Café & Cycles di Milano non è il primo nel mondo, il progetto è partito in Svezia nel 2010 ed ha aperto anche in Giappone, a Tokyo, nasce dall’idea di Salvatore Grimaldi, la figura che fa capo ad una grossa società a cui appartiene il brand Bianchi.

Ho avuto il piacere di conoscere Salvatore Grimaldi il giorno dopo l’inaugurazione serale del 30 settembre, in un clima molto più tranquillo, in cui il Bianchi Café & Cycles viveva già la sua identità milanese. All’ora di pranzo, ad una settimana dalla sua apertura, il café, era affollato di persone che circondavano il “bancone farcito” di focacce, brioche e pasticcini che arrivano ogni giorno direttamente dalla Liguria!

Oltre a qualche giornalista che “bazzicava” ancora per gli ultimi accorgimenti al suo pezzo… Sì, durante l’inaugurazione hanno partecipato davvero molti personaggi, giornalisti e qualche vip…

Non solo un concept store, ma un luogo

Il Bianchi Café & Cycles lo definirei più un “luogo”, un ambiente in cui non si va solo per prendere un caffè al volo o per mangiare una focaccia per pranzo. Entrando si capisce la cura maniacale che c’è dietro la progettazione e la realizzazione di ogni dettaglio, dai menu proposti alla personalizzazione di ogni oggetto: ogni posata ha il marchio Bianchi, come anche le tazzine, i piatti e i bicchieri, mentre tutte le indicazioni e rifiniture sono in pendant con il tradizionale celeste Bianchi.

Ma non è solo una questione di brand e colori, è una questione di ricerca di stile: ogni cosa è stata ri-cercata, studiata, come la pelle delle sedute, le poltrone svedesi, per non parlare delle focacce e delle brioche che arrivano ogni mattina fresche da Genova, la selezione dei vini…

Ho assaggiato le focacce vegetariane (essendo ormai diventato praticamente vegano ndr), che dire… da provare! Se invece volete fermarvi per un brunch o una cena, la cucina (a vista ndr) offre menu differenti ogni giorno con piatti regionali a rotazione…

Secondo voi è semplicemente un “locale”?

E le bici? Ci sono?

Certo, all’interno del locale c’è anche il negozio totalmente monomarca Bianchi dove si trova tutta la gamma Bianchi e un ampio ventaglio di accessori e abbagliamento. Appena si entra nello shop si notano due bici in particolare: la bici di Marco “Il Pirata” Pantani del 1998 usata durante il Giro d’Italia e la bici di Felice Gimondi con cui vinse, nel 1973, il Campionato del Mondo di Barcellona.

Naturalmente gli originali. All’interno del negozio è presente anche un sistema di bike fitting per individuare la migliore posizione in sella attraverso la misurazione statica, il set-up della posizione sul simulatore biomeccanico e l’analisi dinamica in 3D.

Che percezione avremo noi italiani?

La percezione che il Bianchi Café & Cycles ha avuto, e sta avendo, in Svezia e a Tokyo è ben diversa da quella italiana. Noi italiani spesso diamo per scontato che visione hanno le persone all’esterno dei grandi brand italiani.

Non siamo visti all’estero solo come “Italiani: pizza, spaghetti e pallone”, no, fortunatamente abbiamo anche la reputazione di chi sa fare le cose con stile, di qualità, originali e semplicemente belle.

Ecco, per un giapponese, amante dei prodotti italiani, entrare in un luogo come il Bianchi Cafè & Cycles è veramente vivere un’esperienza, lasciarsi suggestionare dalla vista di un vasetto di porcini sott’olio e magari portarseli a casa come se fossero una reliquia, magiare una focaccia o gustare il famigerato cappuccino italiano… e, con ancora i baffi della schiuma del cappuccino sul volto, scegliere la bici dei suoi sogni.

E noi italiani? Cosa penseremo di questo “concept store”? Penseremo che un’azienda che fa bici si sia messa a fare caffè e focaccine? Siamo così “bigotti”?! Ma no, non credo… o almeno lo spero!

A pelle, la sensazione che ho percepito personalmente entrando in questo bike café milanese, in questo “luogo”, è di “entrare veramente nell’idea”, non c’è solo uno scopo commerciale dietro, non c’è solo del marketing, si percepisce il “gusto e lo stile” di chi vuol far capire che cosa c’è dietro l’italianità o semplicemente dietro a chi cerca di fare le cose con stile, gusto e qualità: dal fare un buon caffè al realizzare bici passate alla storia.

Sito: bianchicafecycles.it.

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A proposito dell'autore

Appassionato di mountainbike dalla nascita, scopre la fotografia molto giovane, dopo la laurea in architettura non abbandona il sogno di lavorare come fotografo e da quel momento inizia la sua vera carriera da professionista lavorando come fotografo specializzato nell'action photography e fornendo servizi ad aziende di ogni genere... Attualmente ha il ruolo di Direttore Responsabile di BiciLive.it